Quasi 150 lavoratori a rischio all'interno di Giraservice, l'azienda che gestisce sia gli infopoint nelle stazioni, sia il front office, sia la distribuzione dei titoli di viaggio in tutti i comuni della Campania per conto di Napolipass prima e del consorzio UnicoCampania poi. Un'azienda insomma che è vitale per il trasporto pubblico partenopeo e campano. Ma che già dal 2012 è entrata in un momento di forte crisi, con tagli dovuti alle politiche di austerity, e che ora rischia di colpire nuovamente i suoi lavoratori, già alle prese con una situazione non facile.

Fanpage.it ha parlato con uno di essi, Alessandro Capozzi: si tratta di uno dei lavoratori di Giraservice che, assieme agli altri dipendenti dell'azienda, stanno portando sotto i riflettori pubblici la loro difficile situazione lavorativa: già nelle scorse settimane, del resto, tra l'improvvisa "scomparsa" dei biglietti dalle rivendite, si era capito che ci fossero problemi più accentuati del solito. Una situazione che, spiega Capozzi a Fanpage.it, "è già difficile dal 2012, quando abbiamo iniziato a ricevere i primi ammortizzatori sociali e sono iniziati i primi tagli. Al momento, già lavoriamo con la riduzione dell'orario lavorativo, la maggior parte a rotazione e lavorando per il 20-30% delle ore previste, il che vuol dire che veniamo pagati dall'azienda poche centinaia di euro rispetto al previsto, mentre il resto viene integrato dagli ammortizzatori sociali del Governo, come la cassa integrazione".

Una crisi accentuata dal lockdown

Una situazione che poi è peggiorata durante il lockdown, visto che "anche se gli introiti fossero zero, come in effetti è accaduto durante la pandemia, noi non possiamo certamente chiudere tutte le attività", ha spiegato Capozzi, visto che bisogna comunque "tenere aperte le biglietterie, fare le normali attività di ufficio, abbiamo sedi a Salerno e Napoli, insomma, è una situazione difficile. Anche per una situazione debitoria che già c'era, ben prima del coronavirus". E per la quale, dal Governo, al momento non è previsto alcun altro incentivo. "Noi viviamo grazie alla percentuale di vendita sui biglietti, e per noi dunque il Governo non ha previsto nulla. Con il lockdown la crisi si è definitivamente aggravata: anche ora, che i viaggi sono ripresi, come numeri siamo molto al di sotto di quelli registrati, per dire, nel maggio dell'anno scorso. Abbiamo avuto anche problemi riguardo al pagamento degli stipendi, specie durante il lockdown", ha spiegato ancora Capozzi, "ed abbiamo chiesto chiarimenti che non sono arrivati, e così abbiamo attivato le varie procedure con Prefettura e Questura: a quel punto l'azienda ha iniziato a darci qualche garanzia. Per esempio, lo stipendio di giugno ci verrà pagato a scaglioni a partire dal 22 luglio, la quattordicesima slitta al 1° settembre, e così via".

Il rischio licenziamenti con il prossimo bando

E ora la paura è che con la nuova crisi, peggiorata dal coronavirus, possano esserci nuovi licenziamenti, come quelli già avvenuti nel 2012. "Il Consorzio UnicoCampania e la Regione stessa", ha spiegato ancora Capozzi, "ci hanno lasciato intendere in maniera chiara che la prossima gara, che sarà preparata entro fine anno, sono previsti meno dipendenti, perché con le nuove tecnologie possono risparmiare. Ci è stato fatto capire molto chiaramente. E ora siamo tutti a rischio, in un contesto già difficile, visto che veniamo già da otto anni di ammortizzatori sociali. Rischiamo il licenziamento di quasi la metà dei 140 lavoratori attualmente in organico".

I biglietti introvabili dei mezzi pubblici partenopei

Poche settimane fa, i biglietti erano diventati improvvisamente introvabili, come aveva spiegato Fanpage.it: sia quelli ordinari sia, soprattutto, gli abbonamenti mensili. I tabaccai e i rivenditori si erano difesi spiegando che il problema fosse dovuto proprio alla distribuzione, come poi è emerso chiaramente nei giorni successivi. "In pratica, l'azienda aveva una posizione debitoria pregressa di alcuni milioni di euro con il consorzio, e con le prime difficoltà legate al lockdown è arrivata alla saturazione della fideiussione che le due parti hanno firmato per contratto", ha spiegato a Fanpage.it Alessandro Capozzi, "ed arrivati a quel limite, il consorzio non ti da altri titoli di viaggio, perché per loro rappresenterebbe un rischio e non sarebbero garantiti. E così hanno dovuto fare un piano di rientro per questi milioni, che sta piano piano rimborsando: più l'azienda rimborsa il debito, e più titoli di viaggio riceve dal consorzio. E si tratta di un piano sta permettendo di tornare ad una distribuzione normale, questo va detto. Anche perché i viaggiatori sono molto diminuiti rispetto ad un anno fa".