Giovanni Marchionni, morto sullo yacht a Olbia: ci sono i primi indagati

L'inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, lo skipper 21enne di Bacoli (Napoli) trovato senza vita a bordo di uno yacht di 17 metri ormeggiato a Marina di Portisco (Olbia), non è più a carico di ignoti: nel fascicolo aperto nella Procura di Tempio Pausania sono stati iscritti i primi indagati, i cui nomi non sono al momento noti.
La tragedia risale all'8 agosto 2025. All'indomani del ritrovamento del cadavere la pm titolare dell'inchiesta, Milena Aucone, aveva aperto il fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Nei giorni e nelle settimane successive sono stati effettuati diversi accertamenti anche sulla imbarcazione, alla ricerca di riscontri sulle ipotesi formulate che riguardavano una possibile presenza di gas tossici come causa della morte.
Dalla relazione autoptica e dagli esami tossicologici e istologici effettuati sul giovane di Bacoli, e depositati nelle scorse settimane in Procura, era emerso che il decesso sarebbe riconducibile all'acido solfidrico, gas tossico che potrebbe essere stato inalato dal 21enne dopo essere fuoriuscito dalle batterie.
Nella mattinata di ieri, 17 febbraio, ci sono stati nuovi accertamenti sull'imbarcazione, svolti dal consulente nominato dalla Procura, che hanno riguardato le batterie, l'impianto elettrico di bordo e i sistemi di ricarica; durante la perizia, svolta alla presenza del procuratore capo Gregorio Capasso, il consulente Giuseppe Mangano ha concentrato la sua attenzione sulla postazione in cui erano state disposte le batterie, che potrebbe non essere stata adeguata. Dopo gli accertamenti, l'iscrizione nel registro degli indagati.