Fugge dalle bombe in Iran e arriva a Napoli: la storia di Maedeh Fallah, ricercatrice all’ospedale Pascale

Una storia di speranza quella che arriva dall'ospedale Pascale di Napoli, nosocomio oncologico del capoluogo campano, e che racconta la vicenda umana e professionale di Maedeh Fallah, giovane ricercatrice iraniana di 28 anni che è arrivata a Napoli proprio nel giorno in cui – era il 28 febbraio scorso – Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l'Iran. Un giorno che la ragazza difficilmente dimenticherà: "La mia famiglia è al sicuro" dice Maedeh, raccontando che i genitori e la sorella sono ancora in Iran, in una zona dell'entroterra lontana dagli attacchi. "Il vero terrore è il regime. Le bombe fanno paura, ma i nemici avvertono per limitare i danni collaterali. Il regime no: colpisce senza pietà" ha detto ancora la giovane ricercatrice.
Maedeh Fallah ha già una laurea triennale in Biologia conseguita in Iran e, all'ospedale Pascale di Napoli, sta seguendo un percorso di studi che la porterà a diventare dottoressa in Biotecnologia Molecolare, grazie al suo lavoro nei laboratori del Pascale dedicati ai modelli immunologici innovativi e alla supervisione del professor Luigi Buonaguro, suo mentore, figura di riferimento internazionale nel campo dell'Immunologia e della ricerca oncologica. "Qui ho capito la vera attività della ricerca. Non è solo teoria: è capire come ciò che studiamo può diventare una cura" ha detto la 28enne. La ricerca, per Maedeh Fallah, non è solo un lavoro, ma una missione nata da un dolore personale: "Avevo una zia che è morta di tumore a 35 anni. È stata lei a spingermi verso questo percorso".

"La ricerca non ha confini, lingue, genere, o altre barriere, se non il merito e la caparbietà. Siamo molto contenti di aver Maedeh nei nostri laboratori, dove ospitiamo regolarmente studenti e ricercatori stranieri come in tutti i laboratori di ricerca del mondo, e questo è sempre una grande occasione di arricchimento reciproco" ha dichiarato Alfredo Budillon, direttore scientifico dell'Istituto Pascale.
"Storie come quella di Maedeh rappresentano il senso più autentico della nostra missione. Il Pascale è un luogo aperto, dove il talento viene accolto e sostenuto, indipendentemente dalla provenienza. Investire sui giovani ricercatori significa investire sul futuro della medicina e sulla speranza dei pazienti. Ed è anche grazie a percorsi come il suo che la ricerca continua ad avanzare, ogni giorno" ha invece dichiarato Maurizio Di Mauro, direttore generale dell'ospedale.