«Il punto vero, non solo per Napoli ed al di fuori dei nomi, è che l'investimento più grande che il Paese possa fare oggi è sui comuni, cui vanno dati tutti gli strumenti di cui han bisogno». Roberto Fico, tra i fondatori del M5s, oggi presidente della Camera dei Deputati e papabile candidato a sindaco di Napoli per il centrosinistra, centra il punto: chi oggi vorrebbe fare il passo e candidarsi a guidare una città i cui conti sono sull'orlo del dissesto finanziario e dunque ostaggio di debiti e in cui sarà impossibile progettare il futuro? Nessuno. O meglio, nessun giovane con futuro politico davanti e intenzionato a far sì che Palazzo San Giacomo non sia l'ultima tappa (come invece accade alla Regione Campania con Vincenzo De Luca).

Roberto Fico non commenta le indiscrezioni sulla possibile candidatura, Enzo Amendola, ministro Pd agli Affari Europei, ieri a "Porta a Porta" con Bruno Vespa parlava di Mes e recovery fund, non certo di Napoli e dei suoi milleuno guai. Antonio Bassolino da outsider fuori dal Pd fa la sua strada e non sappiamo a cosa porterà.
Nel centrodestra Catello Maresca vorrebbe candidarsi ma senza il fardello dei simboli di partito, in particolare quello della Lega di Matteo Salvini e la cosa non può non generare tensioni.
C'è Alessandra Clemente, la pupilla di Luigi De Magistris in ballo. Ma è, appunto, così gravata dall'ingombrante presenza del sindaco uscente che risulta essere una sua propaggine, non una discontinuità necessaria dopo un decennio.

Insomma: tutte le "prime scelte" tengono alta l'asticella soprattutto su un tema: vogliono che Napoli nel quinquennio 2021-2026 sia una città governabile (per quanto possibile). Non vogliono farsi eleggere e per poi stare a guardare il disastro finanziario lasciato dall'attuale amministrazione comunale senza far nulla. Servono soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, parchi, fogne; servono denari per i trasporti pubblici (tanti), servono soldi e progetti drastici per completare le incompiute come Bagnoli e Napoli Est.  Sine pecunia ne cantantur missae e non è tanto per dire.