Estorsioni a Casalnuovo e ordini dal carcere, annullata l’ordinanza per il figliastro del capoclan Rea
È stato annullato il provvedimento del Tribunale del Riesame di Napoli che aveva confermato la misura cautelare in carcere per Antonio Laurato, 33 anni, figliastro del capoclan Francesco Rea, arrestato con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso: avrebbe imposto il pizzo a vari imprenditori di Casalnuovo di Napoli per conto del clan Veneruso-Rea. La Cassazione, in accoglimento del ricorso presentato dall'avvocato dell'indagato, Vittorio Fucci, ha disposto un nuovo giudizio davanti al Tribunale del Riesame.
Laurato era stato arrestato nel gennaio 2026, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, indagate, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Veneruso-Rea, egemone nel comune del Napoletano. In particolare, diversi imprenditori di Casalnuovo e delle zone limitrofe sarebbero stati costretti a versare soldi al gruppo criminale per continuare a svolgere il proprio lavoro.
Dalle indagini erano emersi contatti tra Laurato e il boss Francesco Rea, alias "‘o Pagliesco", quest'ultimo detenuto e ad aprile condannato all'ergastolo per l'omicidio del boss Pasquale Manna, ucciso in un distributore di carburante di Volla (Napoli) nel 2023. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il capoclan detenuto avrebbe contattato Laurato, figlio della ex compagna, attraverso un telefono dedicato esclusivamente alle comunicazioni con lui e avrebbero concordato insieme la strategia criminale da seguire; il giovane avrebbe poi impartito gli ordini agli altri affiliati.