Eduardo De Filippo fu stregato letteralmente da Gigi Proietti dopo averlo visto a teatro. Correva l'anno 1977, il drammaturgo napoletano era andato a vedere il mattatore romano in "A me gli occhi please". E come si fa in questi casi tra colleghi, alla fine della serata, va in camerino per congratularsi:

Eduardo era venuto a sentirmi in A me gli occhi, please. Poi bussò in camerino, che era una roulotte. Aveva il volto segnato, da due righe profonde e inconfondibili. Mi strinse la mano e disse "bravo!" Era il 1977. Era vecchio ma emanava ancora un fascino straordinario

La foto  in bianco e nero dice molto: un Eduardo scruta interrogativo Proietti che giovane e con quel volto sardonico lo osserva, pieno di rispetto. Il grande intellettuale napoletano gli offrì un lavoro ma all'epoca Proietti riempiva i palasport col suo spettacolo e non se ne fece nulla: troppi impegni.

Nel  febbraio 1994 al teatro Augusteo Gigi Proietti portò in scena "A me gli occhi, bis", carrellata di suoi leggendari pezzi. E in quell'occasione la presentazione dello show fu arricchita da un ricordo eccezionale di Eduardo De Filippo che risale pronunciato in occasione della commemorazione del drammaturgo partenopeo:

Io questa sera non sono qui però mi piace dire qualcosa di Eduardo come tutti coloro che partecipano a questa serata. Io l’ho conosciuto come tutti i colleghi, quando si va in camerino a salutarlo, a fargli i complimenti. Però l’ho anche conosciuto in un’altra occasione, in un periodo in cui al Teatro Tenda, Tenda Mancini, facevo il mio spettacolo che si chiamava A me gli occhi please, forse qualcuno l’avrà visto lo ricorderà. E in questa tenda a un certo puto decidemmo di fare un grande festeggiamento per Eduardo, era l’ottantesimo compleanno. E allora Eduardo stesso volle consigliarmi qualcosa da dire per lui.

E io sono andato a casa sua, lui mi ha invitato a pranzo e sono rimasto solo con lui. Certo per un attore rimanere solo con Eduardo a casa non era una cosa tanto semplice, da metterti così a tuo agio insomma, era un po’ imbarazzante. Lui mi disse: "Diamoci del tu". Ovviamente io ho evitato i pronomi in tutto il pranzo e poi dopo il pranzo con un bicchiere di vino così, lui ha cominciato a suggerirmi delle cose che avrei dovuto fare.

Fra le tante cose che mi suggeriva mi sono piaciute due poesie sue: una è quella lì "Pulicenella sapete chi è…" non so se la conoscete "perepèperepèperepè" nella quale io poi la sera quando l’ho eseguita ho aggiunto un po’ di musica con la chitarra, ma non la ricordo. Invece un’altra, che mi ha proprio impostato lui, l’ho tenuta un po’ nel mio repertorio e la facevo, la faccio, normalmente alla fine dei miei spettacoli quando chiedono i bis. Questa qui ritengo che sia una poesia molto giusta per questa occasione, per voi che avete intitolato questa serata "Un brindisi per Eduardo".

Infatti la poesia si intitola " ‘A butteglia" ovvero bevo. E non a caso io qui ho una bottiglia:

Rint’ a butteglia
‘nat rit’ ‘e vin è rimasto,
mbeh che fa m’o guard’,
m’o teng ment e dico,
me la stipo,
po’ riman m’o bev’.

Chell’ riman non esiste,
e o iuorn primm’
siccome se n’è iuto manc’ esiste
esiste sulamente stu moment e cchist surs e vino rint’ a butteglia.

E mbeh che fa m’o perd
che ne parlamm’ a fa,
si m’o perdesse manc a butteglia me perdunarria.

E allora, bevo e cchist surs e vino vence a partita coll’eternità