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Due scuole accorpate a Benevento, protestano gli studenti: “1.700 alunni, diventerebbe ingestibile”

Una delibera della Regione Campania vuole accorpare gli istituti comprensivi Sant’Angelo a Sasso e Moscati di Benevento. Gli studenti hanno organizzato un corteo di protesta per sabato 31 gennaio.
A cura di Valerio Papadia
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È stata organizzata per la mattinata di domani, sabato 31 gennaio, la manifestazione di protesta degli studenti dei due istituti comprensivi Sant'Angelo a Sasso e Moscati di Benevento, che si battono contro la delibera della Regione Campania, con la quale si è deciso di accorpare le due scuole. E così, domani mattina, a partire dalle 10.30, docenti, personale ATA, studenti e famiglie, si riuniranno alla Rocca dei Rettori di Benevento e sfileranno in corteo per ribadire la loro contrarietà all'accorpamento dei due istituti.

"La mobilitazione nasce dalla decisione di accorpare i due istituti, deliberata dalla Giunta regionale senza alcuna interlocuzione con le scuole, senza confronto sindacale e in assenza di una proposta della Provincia. Un’operazione che colpisce paradossalmente quello che è già l’istituto comprensivo più numeroso della città (il Sant'Angelo a Sasso, ndr), in aperto contrasto con le Linee guida regionali, che prevedono il dimensionamento delle scuole sottodimensionate. L’accorpamento determinerebbe la nascita di una scuola-gigante ingestibile, con circa 1.700 alunni e centinaia di dipendenti, articolata su sei plessi dislocati a macchia di leopardo sul territorio urbano, con gravissime criticità didattiche, organizzative e procedurali" si legge in una nota diramata dalle due comunità scolastiche.

"A rendere la scelta ancora più grave è la tempistica: la decisione interviene a iscrizioni già aperte, imponendo una modifica sostanziale del PTOF in corso d’anno e generando incertezza per famiglie, studenti e personale" si legge ancora nella nota. Difendere scuole che funzionano, il lavoro di chi le manda avanti ogni giorno e il diritto degli studenti a un’istruzione di qualità – sottolineano le comunità educanti – non è una battaglia ideologica, ma una questione di responsabilità verso il futuro della scuola pubblica".

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