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Divieto trasferte ai tifosi del Napoli, ricorsi legali contro la decisione del Viminale. Si arrabbia anche Forza Italia

Ricorsi legali contro lo stop alle trasferte per i tifosi del Napoli deciso dal Viminale dopo gli scontri di domenica sulla A1 coi supporter laziali.
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Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi

Il ministero dell'Interno ha deciso per i tifosi del Calcio Napoli il divieto di assistere alle partite in trasferta fino alla fine della stagione calcistica. Il pugno duro del Viminale, che nei giorni scorsi aveva colpito i supporter di Roma e Fiorentina, ora arriva anche per quelli della Lazio e per i partenopei.

Qual è il motivo che ha indotto il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, al provvedimento? Gli scontri in autostrada A1 avvenuti domenica scorsa tra gli ultrà delle due squadre. Nella mattinata di domenica 25 gennaio, nel tratto fra Ceprano e Frosinone, quando gli ultrà biancocelesti – di ritorno dalla trasferta a Lecce – erano entrati in contatto con quelli del Napoli, diretti a Torino per la partita contro la Juventus.

Pisani: "Ricorsi e risarcimento danni per i tifosi colpiti"

Ma al Viminale pioveranno ricorsi contro la decisione. Uno – apprende Fanpage – sarà quello dell'avvocato napoletano Angelo Pisani, noto anche per essere un gran tifoso azzurro (fu il legale italiano di Diego Armando Maradona nelle sue diatribe col Fisco). «Impugneremo tutto – dice Pisani – e chiederemo risarcimenti per ogni tifoso colpito. È una misura indiscriminata, punitiva e profondamente ingiusta, che non colpisce i responsabili di eventuali violenze ma spara nel mucchio, punendo migliaia di cittadini onesti, famiglie, lavoratori, giovani e appassionati di sport. Siamo di fronte a una violenza istituzionale, mascherata da sicurezza».

Forza Italia: "Così si penalizzano anche i tifosi perbene"

Ma la decisione di Piantedosi trova critiche anche nella sua stessa area politica. Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania si espone sulla vicenda: «Comprendiamo – dice – le ragioni del Viminale -. Ma non possiamo far finta di non vedere che provvedimenti generalizzati finiscono per penalizzare anche migliaia di tifosi perbene, famiglie e appassionati che vivono lo sport come passione e partecipazione civile. È giusto colpire duramente chi sbaglia, ma è altrettanto giusto evitare che a pagare siano indistintamente persone che non hanno alcuna responsabilità».

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