Elena Gioia e Giovanni Limata.
in foto: Elena Gioia e Giovanni Limata.

Restano in carcere Elena Gioia e Giovanni Limata, i due giovani fidanzati di Avellino che lo scorso 23 aprile hanno ucciso il padre di lei, Aldo Gioia, perché contrario alla loro relazione. Gli avvocati dei due hanno ritirato il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l'annullamento o l'attenuazione della misura cautelare imposta ormai da due settimane, quando poche ore dopo il delitto i due avevano confessato di aver architettato il piano che avrebbe dovuto portare allo sterminio dell'intera famiglia di lei (padre, madre e sorella).

L'udienza era prevista per questa mattina: ma i legali dei ragazzi (Giovanni Cerino difensore di Elena Gioia e Mario Villani difensore di Giovanni Limata) hanno deciso di ritirare il ricorso al Tribunale del Riesame. Una ipotesi già emersa lo scorso venerdì, dopo che i due avvocati erano stati a colloquio con i propri assistiti in carcere. Entrambi li avevano trovati "molto provati", con Elena che non sarebbe stata in grado neppure di parlare, ed entrambi che chiedevano dei rispettivi genitori.

Il delitto era avvenuto lo scorso 23 aprile, nell'appartamento della famiglia Gioia che si trova sul centralissimo Corso Vittorio Emanuele di Avellino: secondo quanto accertato finora, i due ragazzi si erano messi d'accordo per uccidere l'intera famiglia di lei, per poi scappare. Un piano fallito quando Aldo Gioia, 53 anni, aveva urlato dopo aver ricevuto la prima delle 14 coltellate con le quali è stato poi ucciso: un urlo che ha svegliato la moglia Liana e l'altra figlia, Emilia, rendendo così impossibile il piano dei due ragazzi che, nei messaggi che si scambiavano in chat, pianificano già da tempo l'omicidio dei tre.