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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Il bambino trapiantato al Monaldi è quarto in lista: attesa per sapere se può ricevere il cuore nuovo

Dopo la notizia, arrivata nella tarda serata di ieri, di un cuore parzialmente compatibile con il bimbo di 2 anni e mezzo, bisognerà attendere il parere dei super esperti, previsto oggi, per capire se il piccolo sia ancora operabile. Il bimbo è quarto in lista d’attesa trapianti.
A cura di Valerio Papadia
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È stata una notte di angoscia e di attesa, quella appena trascorsa, per i genitori del bimbo di 2 anni e mezzo attaccato a una macchina all'ospedale Monaldi di Napoli, dopo il trapianto con il cuore inutilizzabile avvenuto lo scorso 23 dicembre. Nella tarda serata di ieri, martedì 17 febbraio, i genitori del piccolo sono stati convocati d'urgenza nel nosocomio partenopeo, visto che è arrivata la notizia di un nuovo cuore disponibile, parzialmente compatibile.

Una notizia che ha riacceso qualche flebile speranza, ma che però presenta due incognite fondamentali. La prima, e più importante, è quella che riguarda la nuova, eventuale operazione di trapianto. Oggi, mercoledì 18 febbraio, all'ospedale Mondali si riuniranno i più grandi esperti di Cardiochirurgia Pediatrica in Italia per capire se il bambino possa ancora essere sottoposto a un intervento chirurgico di tale portata. Dal quasi due mesi, infatti, il piccolo è tenuto in vita grazie all'Ecmo, macchinario che supporta le funzioni vitali ma che, a lungo andare, può provocare gravi conseguenze; e infatti, il bambino avrebbe riportato danni ad altri organi, soprattutto a polmoni e reni.

Una volta sciolto questo nodo e accertato, eventualmente, che il bambino sia ancora trapiantabile, bisognerà poi capire se il cuore nuovo di cui si è avuta disponibilità nella serata di ieri sarà destinato effettivamente al piccolo, che rimane nella lista trapianta ma che, da quanto si apprende, è quarto in lista.

Intanto prosegue l'inchiesta della Procura di Napoli sul trapianto. Il cuore impiantato al bambino si sarebbe "bruciato" poiché trasportato in ghiaccio secco, che ha fatto abbassare troppo la temperatura dell'organo. Temperatura che non sarebbe stata tenuta sotto controllo, durante il trasporto da Bolzano – dove il cuore è stato espiantato – fino a Napoli, perché il box utilizzato per contenere l'organo sarebbe stato di vecchia concezione, non in grado di tenere d'occhio, appunto, la temperatura.

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