“I centri estetici sono al collasso, aiutateci. È una ingiustizia dover restare chiusi solo noi nella zona rossa, mentre altre categorie continuano a lavorare. I cosmetici ormai venduti anche nei negozi di casalinghi. Nei parrucchieri fatti trattamenti estetici. Non riusciamo più a sopravvivere in queste condizioni”. È il grido d'aiuto di Lina Sasso, proprietaria del Brunella Beauty Center di Mergellina, a Napoli, lanciato a Fanpage.it.

Perché come centri estetici vi ritenete discriminati?

Lina Sasso
in foto: Lina Sasso

Napoli è in teoria in zona rossa, ma siamo in pochissimi ad essere realmente chiusi e realmente a casa. Barbieri e parrucchieri sono aperti e vendono anche prodotti estetici. Anche i negozi di casalinghi che scrivono di poter vendere solo articoli di prima necessità in realtà vendono di tutto, così come supermercati, minimarket, negozi di intimo, di detersivi. Altre categorie frequentate dai clienti sono tutt'ora aperte, come salumerie, ferramenta, negozi di giocattoli, bar, ristoranti, pasticcerie, pizzetterie, panifici e potrei continuare per lungo tempo. A questo si aggiungono anche gli esercizi che non rispettano le regole.

A chi si riferisce?

Alcuni parrucchieri (non tutti), avendo la cabina estetica, ne approfittano per fare trattamenti che non dovrebbero e potrebbero fare. Per non parlare delle profumerie e farmacie in cui si verifica esattamente la stessa situazione, con la scusa della prova cosmetici viso o corpo in offerta. Ma non finisce qui.

Che altro c'è?

È un grande dolore per noi dover stare chiusi e non poter lavorare, mentre in strada si vedono tantissime persone e pochi controlli. Anche io ho amato Maradona, ma vedere gli assembramenti, mentre io e le mie colleghe non possiamo mettere il piatto a tavola fa male. Mi chiedo a questo punto perché solo alcune categorie come i centri estetici e benessere, le palestre i cinema, i teatri ed i musei debbano restare chiusi. Sono arrabbiata perché tutti i miei clienti sanno con quanta attenzione lavoro e sanifico e sterilizzo gli ambienti ed ogni oggetto e strumento.

I costi sono aumentati per svolgere queste attività?

Ci preoccupano soprattutto le perdite. Quest'anno abbiamo perso il periodo Pasquale, quello estivo ed ora anche quello natalizio. Io non sono contro la chiusura se serve a eliminare i contagi, anzi ero propensa e favorevole al sacrificio, ma avrebbero dovuto chiudere tutti. Così facendo siamo penalizzati solo noi. E non vogliamo pensare ad una possibile terza ondata che ci darebbe il colpo di grazia”.

Lina Sasso a lavoro con la tuta anti–Covid19
in foto: Lina Sasso a lavoro con la tuta anti–Covid19