"Subito aiuti economici per il Covid, o le botteghe dei presepiai di San Gregorio Armeno chiuderanno per sempre". L'associazione degli artigiani della storia strada dei pastori, "Le Botteghe di San Gregorio Armeno", scrive al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al governatore Vincenzo De Luca: "Noi dimenticati dal Decreto Ristori". "La lettera dei presepiai – spiega Gabriele Casillo, presidente dell'associazione – è stata inviata via pec ai rappresentanti istituzionali. Ci auguriamo che le nostre richieste vengano prese in considerazione, perché il rischio è di vedere scomparire per sempre molte storiche botteghe". In dubbio anche la Fiera del Natale 2020.

La lettera dei presepiai a De Luca e Conte

"Vi scrivo da parte dell' Associazione di Promozione Sociale "Le Botteghe di San Gregorio Armeno" – riporta la lettera dei pastorai – per denunciare la gravità delle conseguenze economiche su un settore che è stato completamente dimenticato dal governo centrale nell'ultimo Decreto Ristori. Sto parlando del settore commercianti e artigiani, in particolar modo di quelli che hanno la sede delle loro attività nei centri storici delle città d'arte. Come ben saprete, nel Decreto Ristori non è stato previsto nessun contributo né sgravio fiscale per questa categoria; il turismo è completamente fermo e i centri storici sono vuoti".

"Nel caso specifico di Via San Gregorio Armeno la situazione è ancora più grave  poiché la famosissima via dei presepi registra la maggior parte degli incassi nel periodo che va dal primo novembre al sei gennaio. Dopodiché seguono tre mesi (la restante parte di Gennaio, Febbraio e Marzo) in cui l'affluenza turistica è inferiore a tutto il resto dell'anno. Ne deduciamo che le trentotto botteghe situate a Via San Gregorio Armeno devono sopravvivere per almeno cinque mesi registrando incassi ai minimi storici, spesso pari a zero, dovendo pagare affitti (alti, perché si sa, i centri storici sono cari), tasse, contributi e utenze. Tutto questo è insostenibile da parte della maggior parte dei commercianti e artigiani di Via San Gregorio Armeno, soprattutto perché siamo già reduci da otto mesi difficilissimi e molti hanno già esaurito le risorse per sostenersi.

"Centro storico a rischio desertificazione"

"Di tutto ciò – continua la lettera – ne soffre anche il resto del centro storico di Napoli poiché Via San Gregorio Armeno è un indotto per tutte le attività che lo compongono, attira turismo che viene appositamente per visitare la via dei presepi, e che poi va a consumare nei bar, pasticcerie, pizzerie e fa acquisti nelle altre attività situate nella zona, senza dimenticare i numerosi alloggi turistici. Sappiamo che per alcune delle categorie sopracitate arriveranno i finanziamenti previsti dal decreto ristori ma per commercianti e artigiani non arriverà nulla!!Bisogna rendersi conto che è davvero urgente fare qualcosa, altrimenti molte di queste attività non ce la faranno, e provate solo ad immaginare l'impatto culturale, sociale, economico che ne deriverebbe. Gli effetti potrebbero essere disastrosi, potrei stare qui ad elencarli tutti ma immagino abbiate le competenze per prevederli".

Le richieste degli artigiani: "Contributi a fondo perduto"

"Chiediamo, pertanto – prosegue la nota – di intervenire immediatamente, abbiamo bisogno di contributi a lungo termine che ci permettano di sostenere almeno i costi fissi, di seguito alcune proposte:

  • contributi a lungo termine in forma di finanziamenti a fondo perduto (non bastano mille euro una tantum).
  • credito d'imposta sul canone degli affitti in cui il credito è da destinare ai proprietari non agli affittuari, molti non hanno soldi da anticipare.
  • sospensione di tasse e contributi
  • sconti sulla fornitura di energia elettrica
  • possibilità di accedere al finanziamento dei 25.000 euro anche ai cattivi pagatori.

"Mi auguro – conclude Casillo – prendiate veramente in considerazione la gravità della situazione e agiate di conseguenza tempestivamente. Sono mesi che chiediamo un incontro al Governatore della Campania senza essere considerati, abbiamo iniziato a far sentire le nostre voci da Maggio, tramite pec, interviste televisive e radiofoniche, proteste pacifiche e manifestazioni ma nulla da fare. Se anche stavolta ci ignorerete le conseguenze saranno drastiche ed oltre a rovinare l'unicità di una delle dieci strade più famose al mondo, vi accorgerete prima o poi di aver rovinato numerose attività dei centri storici, le famiglie ad esse connesse e le vite di tanta, tantissima gente".