Allarme sul bilancio 2020 del Comune di Napoli dei revisori dei conti: “Nonostante gli aiuti per l'emergenza Covid19, il Municipio in pre-dissesto resta esposto a forti squilibri di bilancio. Necessari correttivi tempestivi e adeguati”. Bisogna “garantire il finanziamento prioritario delle sole spese obbligatorie e indifferibili e degli interventi richiesti dall'emergenza in corso”. Sono le raccomandazioni contenute nel parere dell'organo di revisione contabile – Costantino Sessa presidente, Domenico Carozza e Antonio Daniele componenti – sul bilancio di previsione 2020-22 del Comune di Napoli, l'ultimo della giunta De Magistris. Palazzo San Giacomo, infatti, è in predissesto dal 2013. Il rendiconto 2019 si è chiuso con 2,6 miliardi di disavanzo da ripianare e l'emergenza della pandemia del Coronavirus, secondo i supervisori contabili, non ha migliorato la situazione. Ferme al palo ancora le riscossioni dei tributi locali e le dismissioni delle case popolari. Per i revisori bisogna tenere alta l'attenzione anche sul rischio di aumento dei residui attivi, cioè le tasse non riscosse quest'anno, che potrebbero aumentare a causa del Covid. In sostanza, il rischio di un aumento dell'evasione perché molte famiglie e commercianti potrebbero non essere in grado di pagare i tributi locali. Nonostante le difficoltà, però, alla fine il collegio dà parere “favorevole” al bilancio, anche se accompagnato da raccomandazioni e prescrizioni.

Comune, 2020 anno nero dei conti per il Covid19

“Nonostante gli interventi a sostegno attuati dalla normativa emergenziale del Covid19 – scrive il Collegio dei Revisori dei Conti – la condizione in cui versa il Comune di Napoli, quale Ente in procedura di riequilibrio finanziario, lo espone a forti squilibri di bilancio che richiedono interventi correttivi, tempestivi e adeguati”. Il problema principale riguarderà il calo delle entrate, solo in parte compensato dagli aiuti di Stato. Il Comune comunque prevede di incassare quest'anno 62,5 milioni dalle dismissioni, di cui 35 milioni dalla vendita della rete distribuzione gas, sulle quali si scontano “notevoli ritardi accumulati”. Altri 241 milioni sono previsti dalla Tari, 14 dal Cosap, 12 dall'imposta di Soggiorno, 192 milioni dall'Imu, 71 milioni dall'Irpef.

“L'organo di revisione – sottolineano i revisori – pur considerando complessivamente attendibili e congrue le previsioni di entrata e spesa corrente, fa osservare che l'emergenza sanitaria indotta dalla pandemia da COVID-19 ha aperto scenari inediti sottoponendo a dura prova la loro finanza locale a causa degli evidenti e immediati riflessi sulle entrate, sulle spese, sugli investimenti e, in definitiva, sugli equilibri finanziari del bilancio”.

Tra le raccomandazioni, sarà “fondamentale attivare tutte le possibili misure sul fronte delle entrate, con particolare attenzione alla fase della riscossione, per cercare di garantire l'effettiva copertura delle spese”. Quindi, “garantire il finanziamento prioritario delle sole spese obbligatorie e indifferibili, oltreché degli interventi richiesti dall'emergenza in corso. In funzione di un maggior contenimento delle spese appare necessario un attento monitoraggio dei contratti di fornitura in essere, al fine di determinare i corrispettivi effettivamente dovuti e di adottare le necessarie procedure amministrative per regolare diversamente i rapporti con le controparti”.

Rischio aumento evasione nel 2020 per il Covid

I revisori poi accendono i riflettori sul rischio di un aumento dell'evasione delle tasse nel 2020 a causa del Covid. Pertanto raccomandano al Comune “di procedere ad costante monitoraggio dei residui attivi correnti. I residui attivi sono un elemento da tenere in considerazione con particolare riferimento a quelli formatisi nel 2020, relativi alle entrate proprie (in particolare, per i comuni, IMU/TASI, TARI, Addizionale IRPEF, ed entrate da servizi a domanda individuale). Il mantenimento dei livelli di tassazione-entrate pre-Covid-19 (in considerazione della insostituibilità, con risorse alternative) potrebbe causare residui attivi, anche di competenza, di difficile esigibilità futura”.

Faro anche sulle società partecipate. Bisogna “attivare, da parte della struttura dedicata al controllo sugli organismi partecipati, ogni possibile misura di sostegno tesa a neutralizzare, nell'immediato, gli effetti derivanti dalla crisi economica provocata dall'emergenza Covid19 e a garantire la continuità delle società a partecipazione pubblica, che precedentemente alla crisi pandemica, non si trovano già in condizioni di crisi strutturale. Il Comune dal canto su deve porre attenzione alle perdite che potrebbero subire gli organismi partecipati, in quanto aventi riflessi sul proprio bilancio”.