Ci sono due immagini dell’emergenza Covid a Napoli. Quella televisiva, fatta di reparti in ordine, puliti, dove le distanze di sicurezza sono rispettate e il personale riesce a gestire senza ansia il flusso di malati. E poi c’è la realtà. A documentarla e a raccontarla a Fanpage.it è un uomo che la scorsa settimana è stato ricoverato per due giorni al Cardarelli, almeno due settimane dopo aver scoperto di essere positivo.

«Ho vissuto giorni su una panca in un rettangolo per malati Covid ricavato nel pronto soccorso e diviso dai pazienti ordinari solo da paravento di tessuto – racconta dal suo appartamento, dove è in attesa dei risultati del nuovo tampone dopo essere stato dimesso – Non so negli altri ospedali ma al Cardarelli i medici lavorano in condizioni precarie e anche di più. Ho visto con i miei occhi scene che fatico anche a descrivere perché non vorrei far ricadere la responsabilità sui medici: per ogni turno c’era un solo dottore che doveva curare i malati Covid, visitare i pazienti ordinari (separati dal famoso paravento) e uscire all’esterno per sbrigare non so quali pratiche».

Il racconto è sostenuto da foto e video che è riuscito a realizzare in quelle 48 ore di ricovero.
«Il medico doveva spostarsi dall’area negativi a quella positivi vestendosi velocemente con la tuta. Visitava qualcuno e, se c’era un’urgenza dall’altro lato, era costretto a lasciare la persona sul lettino in attesa».

E doveva ripetere tutta l’operazione di svestizione con la stessa rapidità. «Sì, si cambiava i guanti. Ma se ci dicono che il virus resta attaccato anche ai vestiti, dov’è questa sicurezza?».

L'emergenza organizzativa

Le immagini mostrano un reparto in affanno che rimanda la sensazione di un’emergenza organizzativa, ancor prima che sanitaria. Ci sono due anziani sdraiati su una barella davanti all’ingresso del pronto soccorso e, a detta del testimone, sono rimasti lì per ore prima di essere spostati nel rettangolo dei positivi. In altre foto si vedono positivi e negativi separati solo dal sottile paravento di  tessuto, appare anche un ragazzo finito al pronto soccorso per una ferita alla testa che è seduto a mezzo metro dal positivo Covid.

«Al pronto soccorso eravamo tutti assieme, positivi e malati ordinari – continua il testimone – C’erano anziani lasciati sulle barelle abbandonati a loro stessi, c’era gente che piangeva eppure doveva attendere anche parecchio tempo prima di essere visitata. Ho dovuto aiutare personalmente persone sulla barella. Non me la prendo col personale, sono sottopagati, stressati, e in pochissimi rispetto ai problemi che ci sono lì. Ricordo un signore di oltre 70 anni sdraiato su una barella all’ingresso del pronto soccorso, in balia di tutti. Ho dovuto spostare il lettino per non lasciarlo tra le porte scorrevoli».

Il difficile ritorno a casa

Dopo due giorni il calvario è terminato quando gli hanno detto che per le sue condizioni avrebbe potuto seguire la terapia anche a casa, notizia che ha accolto con gioia. Ma anche a quel punto c’è stato un problema. «Mi hanno messo in dimissione alle 19.30 e mi hanno fatto uscire alle 12.30 del giorno dopo. Questo perché un protocollo dice che devo essere accompagnato dall’ambulanza, e sono felice di questo, ma in attesa della disponibilità sono rimasto tutto quel tempo in un corridoio, su una sedia e poi successivamente su una brandina. Non solo, ai loro terminali risultavo dimesso, per cui non avevo neppure diritto a una cena o una colazione. Non parliamo neppure della somministrazione di medicinali».

I malati positivi al Covid e i pazienti ordinari separati da paravento in tessuto.
in foto: I malati positivi al Covid e i pazienti ordinari separati da paravento in tessuto.

«Dove sono i reparti visti in tv?»

Il testimone con cui parliamo è giovane, ha una struttura forte, il suo lavoro lo ha abituato a situazioni di stress fisico ed emotivo molto intense, e infatti il suo pensiero va a chi è molto più fragile di lui.

«C’erano anziani, malati di diabete, persone con problemi di pressione, gente lasciata davvero in balia di sé stessa che si domandava se poter prendere una pillola o un’altra. Un signore mi ha chiesto di inviare un messaggio ai figli che non sentiva da giorni. Mostrano padiglioni puliti, ordinati, con i servizi e il distanziamento. Non è vero niente. Io sono stato due giorni seduto su una panca ed ero un malato. Mi hanno cacciato dalla stanza e messo in corridoio perché lo spazio serviva a un’altra persona. Io ho accettato perché ho capito che la sua condizione era più grave della mia ma ho comunque vissuto su una sedia per giorni. E chiaramente non potevo andare via perché non si può abbandonare un ospedale da positivo per andare a casa da solo».