Continua la protesta a Napoli contro le chiusure dovute alla zona rossa per l'emergenza Covid. Quest'oggi, a unirsi in un comitato "per il diritto al lavoro ed alla sopravvivenza" sono stati gioiellieri ed orefici, anche loro colpiti duramente dalla serrata. Si tratta dei titolari di importanti aziende orafe partenopee e della provincia, ma che stanno radunando tutti i colleghi del proprio settore per protestare contro quelli che, si legge in una nota del comitato, vengono definitivi "contraddittori ed insensati divieti di apertura delle attività contenuti negli anticostituzionali Dpcm, e che ci condannano al fallimento".

Secondo il comitato, infatti, la chiusura di attività di gioielleria ed oreficeria "è palesemente ingiustificata", trattandosi di luoghi dove "non sono mai stati permessi assembramenti o ingressi non selezionati, per sicurezza e per prassi". E che dunque non possono vedersi applicate misure adottate per altri negozi, come bar, ristoranti e altri negozi. La paura è che in caso di fallimento "speculatori di professione possano acquisire per pochi euro" le proprie attività. Tra le misure richieste dal comitato, c'è la cassa integrazione immediata ed adeguata, il blocco dei fitti dei negozi durante la chiusura forzata e la riduzione degli stessi fino al termine della pandemia, oltre alla sospensione di tasse, contributi ed iva, nonché dei pagamenti delle utenze. Ma la priorità resta soprattutto la riapertura. "Abbiamo bisogno di lavorare per mantenere le nostre aziende e i nostri dipendenti", spiega il comitato, che poi attacca anche il governo Draghi, che "non ha risposto alle richieste più urgenti ed elementari delle partite iva e promette ancora ristori ed indennizzi solo per prender tempo ma senza tutelare nessuno".