Se da un lato, come finanziere, aveva il compito di controllare che il mercato non speculasse sul prezzo di mascherine e igienizzanti, dall'altro era lui stesso a guadagnarci, nella seconda veste di intermediario tra fornitori e rivenditori. E in un momento storico in cui l'Italia faceva i conti con l'arrivo della pandemia Covid-19 e i dispositivi di protezione erano introvabili. Emerge anche questo dall'ordinanza che ha portato in manette il maresciallo Francesco Monticelli, in servizio nella Compagnia di Portici della Guardia di Finanza, e il complice Vincenzo Castiglia, accusati di avere imposto il pagamento di somme di denaro ad imprenditori per evitare controlli fiscali nelle loro attività. Ad arrestare i due sono stati gli stessi finanzieri, che stavano già indagando sulle attività "ufficiose" del maresciallo.

"In concomitanza della grave emergenza epidemiologica – si legge nell'ordinanza, firmata dal gip Vera Iaselli del Tribunale di Napoli Nord – il maresciallo, approfittando in uno della sua qualità e dell’emergenza, si è dedicato, a più riprese, alla ricerca di potenziali acquirenti interessati alla compravendita di mascherine, tamponi, tute e guanti, detergenti, termometri da reperire presso più fornitori", usando talvolta anche le sue caselle di posta istituzionali. Il Monticelli, rileva il gip, "non disdegna di trattare stock dei predetti materiali a prezzi di gran lunga superiori a quelli normali di mercato, in pieno contrasto con la sua funzione, per la quale ha mostrato di non avere alcun rispetto e di non meritarla".

Soldi per evitare i controlli, arrestato finanziere

Le indagini, avviate a seguito di attività investigative interne della Compagnia di Portici, sono state svolte dalla sezione Anticorruzione del Nucleo, specializzata in investigazioni su reati contro la Pubblica Amministrazione, e coordinate dalla Procura di Napoli Nord. Il quadro che è emerso è quello di un sistema ben rodato, che veniva messo in atto con numerosi commercianti. Monticelli si occupava in prima persona dei controlli fiscali sull'emissione degli scontrini e, hanno ricostruito gli inquirenti, tramite il complice aveva estorto in numerosi casi denaro o prodotti agli imprenditori che, in quel modo, si tenevano al sicuro dalle ispezioni.

Per evitare la terza contestazione, che avrebbe fatto scattare la chiusura, le vittime versavano di volta in volta soldi o facevano "regali" da diverse centinaia di euro. A incassare era Castiglia, che si presentava dagli imprenditori ed esplicitamente faceva la richiesta: se non avessero pagato, sarebbero arrivati i controlli. L'accordo tra i due, ricostruito nel corso delle indagini, è apparso tanto evidente che anche per Castiglia, pur non essendo un pubblico ufficiale, è scattata l'accusa di concussione.

In alcuni casi, risulta anche questo, gli imprenditori che non avevano pagato avevano subìto i controlli, condotti durante i servizi ordinari insieme ad altri appartenenti alle Fiamme Gialle che, naturalmente, venivano sfruttati dal collega e non sapevano di prendere parte a quella che in effetti era una ritorsione. Monticelli, sospeso dal servizio con l'esecuzione dell'ordinanza, è indagato anche per falso, calunnia e collusione in contrabbando.

Le vittime costrette a pagare fino a 30mila euro

Una delle vittime, intercettata, parla del modus operandi di Monticelli e di Castiglia. Il primo viene paragonato a un "vero e proprio camorrista", mentre l'altro viene definito "un ariete", "quello che veniva a parlare". In una occasione, ricorda l'uomo, Castiglia si era proposto di fare da tramite per evitare i controlli, ma con una frase tutt'altro che sibillina: "Ci vuole il formaggio sui maccheroni". Ovvero, era una questione risolvibile, ma pagando.

L'uomo lascia intendere che le vittime siano molte, e cita un commerciante cinese, al quale sarebbero stati estorti "cinque o 10 mila euro" e che sarebbe stato anche chiuso. "Specialmente questi extracomunitari, questi qua – dice – per paura pagano".

L'uomo dice poi di avere ricevuto una richiesta di 30mila euro, ma di avere rifiutato. Una cifra molto alta, dice, che i due erano convinti che lui avrebbe pagato perché, in alternativa, non avrebbe saputo come fare con l'attività chiusa. "Dopo le macchine dove le mettono? – dice l'uomo, spiegando il ragionamento della coppia – noi giustamente facciamo così, questo si mette paura e ci dà 30mila euro. Ma che farabutto… che farabutto…".