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Computer quantistico in Campania, il Tar annulla la gara vinta da IBM: si ferma la Quantum Valley della Regione

Il Tar Campania annulla la gara da 61 milioni per il computer quantistico di Salerno: decisiva una proroga dei termini giudicata illegittima.
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Il primo computer quantistico della Campania si ferma prima ancora di accendersi. Il Tar Campania ha annullato l’aggiudicazione con cui la Regione aveva affidato a Ibm Italia la realizzazione del sistema di calcolo quantistico destinato al campus universitario di Salerno, infrastruttura centrale del progetto "Quantum Valley", uno degli investimenti tecnologici più rilevanti fra quelli programmati da Palazzo Santa Lucia.

Il maxi appalto prevedeva acquisto, consegna, installazione e supporto specialistico di un sistema quantistico di ultima generazione. A che serve? A  risolvere calcoli ultra-complessi in pochi secondi. Le applicazioni sono innumerevoli: ad esempio ottimizzare il traffico stradale e portuale, proteggere i dati sensibili tanto per citarne solo due.

L'importo complessivo della gara era fissato in 61,2 milioni di euro, finanziati nell’ambito del programma europeo Fesr 2021-2027, parte di un investimento più ampio da circa 100 milioni destinato alla creazione di un ecosistema regionale dedicato al quantum computing. L’infrastruttura avrebbe dovuto sorgere nel campus di Fisciano dell'Università di Salerno.

La decisione dei giudici amministrativi non riguarda il valore tecnologico del progetto né la qualità dell'offerta presentata dall'azienda vincitrice, ma un passaggio procedurale: la proroga dei termini della gara, concessa dalla Regione poche ore prima della scadenza per la presentazione delle offerte e giudicata priva di adeguata motivazione. La gara, avviata formalmente a dicembre 2024, fissava infatti inizialmente la scadenza per la presentazione delle offerte al 10 febbraio 2025 alle ore 13. Poche ore prima della chiusura, però, il termine era stato prorogato al 17 febbraio 2025, con conseguente slittamento anche della prima seduta pubblica.

Risultavano tra i partecipanti alcuni tra i principali operatori del settore tecnologico internazionale – Tea Tek, unica azienda napoletana, il raggruppamento Hewlett-Packard Italiana e Converger, Telecom Italia e la Ibm, risultata poi aggiudicataria nel settembre 2025.

A impugnare l'esito della gara è stata la Tea Tek guidata da Felice Granisso, difesa dall'avvocato Alfonso Erra. Il Tar  ha accolto il ricorso concentrandosi sulla proroga. Secondo la Regione, la decisione era stata presa per favorire la partecipazione di operatori economici stranieri che avevano segnalato difficoltà legate alla fruizione della piattaforma telematica, alla lingua e alle modalità di firma dei documenti.

Per i giudici, però, quelle ragioni non risultano sufficienti. Dall'istruttoria emerge che la piattaforma funzionava regolarmente, che la firma digitale non era obbligatoria e che eventuali ostacoli linguistici potevano essere superati con gli strumenti ordinari previsti dalle procedure internazionali. Inoltre, il tempo complessivo per preparare le offerte era già superiore a due mesi, considerato congruo rispetto alla complessità dell’appalto. In assenza di un impedimento concreto alla partecipazione, la proroga è stata quindi ritenuta illegittima.

Dalla sentenza del Tar Campania conseguenze a cascata: annullata la proroga, decadono anche tutti gli atti successivi, compresa l’aggiudicazione a Ibm. Il Tar ha disposto il ritorno della procedura alla scadenza originaria del bando, lasciando alla Regione Campania la scelta su come procedere, se riattivare la gara dalla fase precedente, ripeterla oppure impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato.

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