Circumvesuviana e linee flegree, piano Eav al vaglio dei sindacati: si tratta, il 9 riunione decisiva
Fatto il piano di riorganizzazione ora devono accettarlo i lavoratori: Eav si trova nella situazione più delicata, perché una volta passato questo scoglio, la società di Circumvesuviana e linee flegree potrà davvero iniziare a lavorare diversamente rispetto ai dieci anni passati. Pietro Diamantini, amministratore unico di Eav, lo sa e ieri ha fatto capolino al tavolo coi sindacati dei lavoratori: pochi minuti per spiegare che ha intenzione di potare avanti questo progetto senza stravolgerlo ma, al tempo stesso, è disponibile a ragionevoli aperture ove necessario e possibile.
È tutto nuovo: nuove le modalità di relazione sindacale, nuovi gli obiettivi, nuove le procedure, nuova la filosofia; nuovo l'approccio. Quel che resta uguale a prima sono le persone, dunque logico che vi siano ritrosie ad uscire dalla «zona di confort». Alfonso Esposito, capo del personale dell'Ente Autonomo Volturno ha avuto un bel daffare a spiegare alle sigle sindacali che deve cambiare la filosofia del numero di turni in azienda, che tutte quelle persone alla controlleria dei titoli di viaggio non servono più, che i tempi di arrivo e ripartenza vanno ridotti altrimenti i conti non tornano e Circum non potrà assicurare ciò che Diamantini ha promesso: treni puntuali e più frequenti. «Quel che ci preme far sapere è che abbiamo rispetto di chi trasporta le persone sui treni», dicono dall'azienda.
C'è anche il tema dei soldi: i turni di controlleria vanno cambiati. Ci sono soldi in ballo e vanno sempre ai lavoratori, ma redistribuiti in maniera diversa. Per ora la fumata sull'accordo è grigia: apertura da entrambe le parti ma non c'è la stretta di mano finale, occorrerà aggiornarsi al 9 ottobre, dove ci sarà anche l'amministratore Eav al tavolo.
Diamantini, ieri, intanto, è andato in Regione Campania. Motivo? Vuole che l'azienda faccia ricavi. E per farlo ha bisogno di sbloccare progetti su app e sistemi di pagamento ticket all'altezza di un'epoca in cui si vive col cellulare in mano e non serve per forza aprire il borsellino per pagare il biglietto.