video suggerito
video suggerito
Il Boss delle cerimonie e il Castello delle Cerimonie

Castello delle Cerimonie, i proprietari del ristorante la Sonrisa ricorrono alla Corte Europea. E il Comune vuole più soldi

Una novità nella lunga vicenda del grand hotel ristorante dei matrimoni napoletani confiscato per lottizzazione abusiva: ricorso alla Cedu per il procedimento giudiziario troppo lungo.
404 CONDIVISIONI
Imma Polese e Matteo Giordano
Imma Polese e Matteo Giordano
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Perché la Cedu, la Corte europea dei diritti dell'uomo, dovrebbe occuparsi del ristorante simbolo dei matrimoni alla napoletana? Il Castello delle Cerimonie da Sant'Antonio Abate approderà a Strasburgo e questa sarà l'ultima chance di tenere aperto il ristorante-hotel "La Sonrisa", struttura resa nota a tutt'Italia un decennio fa dal reality show "Il boss delle cerimonie" ma ben conosciuta dai napoletani fin dagli anni Settanta.

Dunque, gli eredi di don Antonio Tobia Polese, la figlia Imma Polese e il genero Matteo Giordano, come annunciato più volte ora propongono ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la sentenza della Cassazione che, nel febbraio 2024, ha reso definitiva la confisca del complesso. Il passo della giustizia sovranazionale pare proprio essere l'ultimo possibile. Il Comune abatese così come la Prefettura di Napoli proseguono nella direzione della sentenza, divenuta irrevocabile con il pronunciamento della Cassazione nel 2024, dopo un procedimento giudiziario durato decenni, che sancisce la lottizzazione abusiva di suoli e la successiva confisca di terreni e manufatti, destinati ad essere acquisiti al patrimonio del Comune di Sant'Antonio Abate.

Ad oggi La Sonrisa è aperta e funzionante: l'iter di revoca le licenze alle società che gestiscono il ristorante è stato impugnato al Tar, che consente la prosecuzione delle attività fino alla definizione dei contenziosi. La dead line è fissata a gennaio 2026.

I dipendenti hanno più volte chiesto alle istituzioni di valutare un modello che consenta il mantenimento dei livelli occupazionali –  ci sono almeno 15o posti di lavoro in ballo, in un'area dall'altissimo tasso di disoccupazione – ma non hanno mai ricevuto risposta: «Se chiude La Sonrisa – spiegano – per questo territorio è una bomba sociale».

L'appello alla Corte Europea non viene proposto sperando in un cambiamento della sentenza: la Cedu non entra nel merito delle sentenze degli Stati ma valuta eventuali violazioni della Convenzione: equo processo, proporzionalità, tutela della proprietà e rispetto della vita familiare e professionale. In caso di accertata violazione può condannare lo Stato al risarcimento, ma senza annullare automaticamente le decisioni nazionali. Il lungo e frastagliato procedimento giudiziario potrebbe essere la chiave: troppo tempo per ottenere una sentenza, dicono i ricorrenti, fuori da ogni concetto di equo processo.

Ventinovemila euro al mese di indennità sono abbastanza?

Intanto nelle ultime ore il Comune di Sant'Antonio Abate ha affidato a un tecnico esterno l’incarico di verificare la congruità dell’indennità di occupazione dovuta per il complesso del Grand Hotel, confiscato in via definitiva e acquisito al patrimonio comunale. L’incarico nasce dalla necessità di «validare la stima economica» già effettuata in via provvisoria, pari a 29.879 euro al mese, somma che gli attuali occupanti sono tenuti a versare in attesa della valutazione definitiva.

In attesa di un parere dell'Agenzia delle Entrate, il Comune ha quindi incaricato un professionista esterno di esprimere un giudizio tecnico sulla correttezza della cifra stabilita. L'incarico, affidato con procedura diretta, servirà a verificare la congruità dell'importo richiesto, nelle more della definizione ufficiale del valore dell’indennità di occupazione.

404 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views