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26 Aprile 2022
15:06

Camorra immobiliare, il racket dei clan a Napoli Est: “Mi hanno chiesto il pizzo per avere una casa”

L’inchiesta di Fanpage.it sulla gestione dei clan delle occupazioni delle case popolari a Napoli est. Tra i 1000 e i 2500 euro per occupare un’abitazione. I locali commerciali trasformati in bassi da affittare dai camorristi.
A cura di Antonio Musella
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La città di Napoli, secondo i dati della Prefettura del capoluogo partenopeo, registra 10 mila pratiche di sfratto esecutivo programmate, si tratta di un dato che ci spiega bene l'emergenza abitativa che si vive in città. Un bisogno di case che investe la città e la sua area metropolitana da diversi anni, senza interventi concreti da parte delle amministrazioni, provocando inevitabilmente un fenomeno diffuso di occupazione di alloggi, per lo più popolari, da parte delle fasce più debole della cittadinanza. Ma laddove c'è un emergenza i poteri criminali non tardano a giocare un ruolo decisivo. L'inchiesta di Fanpage.it ci racconta come nella periferia est di Napoli l'occupazione degli alloggi popolari sia diventato un terreno di speculazione per la camorra. Da un lato i clan chiedono il pizzo alle famiglie che sono costrette ad occupare un alloggio, dall'altro si impossessano dei locali commerciali del patrimonio comunale per trasformale in abitazioni da affittare, proprio come una vera e propria agenzia immobiliare, alle persone che hanno bisogno di un tetto. Un fenomeno che sta contribuendo al radicamento dei clan tra Ponticelli, Barra e San Giovanni, e permette alla camorra di fare soldi sullo stato di indigenza delle famiglie.

Il pizzo sulle case popolari: "Mi hanno chiesto 1000 euro per occupare"

Il "Parco Caracciolo" in viale della Metamorfosi a Ponticelli è un complesso di casette popolari realizzate nel post terremoto del 1980, una volta lasciate dagli abitanti sono state soggette ad occupazione da parte dei senza casa. Sono state realizzate in amianto, condizione che ancora oggi rende quelle abitazioni pericolose per la salute di chi ci vive e dei rioni circostanti. Qui se vuoi occupare una casa devi pagare la camorra. E' la storia che ci racconta una donna, che insieme con la sua famiglia, dopo anni di indigenza e miseria, è stata costretta ad occupare una delle casette del Parco Caracciolo. Ci chiede l'anonimato per paura di ritorsioni da parte dei clan, a lei è stato chiesto il pizzo, ma non aveva i soldi per pagare ed ha sfidato i camorristi. La sua situazione quindi è ancora in "sospeso" per gli uomini del clan. "Io ho occupato nel Parco Caracciolo tre anni fa – ci racconta – con la mia famiglia non avevamo più un posto dove stare e siamo entrati in una delle casette di amianto ancora libere. Dopo due – tre giorni successivi al nostro ingresso si è presentato un uomo, veniva dal lotto Zero il rione qui vicino. Mi disse che voleva parlare con chi aveva occupato e io gli dissi che poteva parlare con me. Signora tra un'oretta vengo e mi dovete dare 1000 euro, mi disse". Questa la richiesta estorsiva del clan del Lotto Zero per occupare una casetta di amianto nel Parco Caracciolo, 1000 euro per poter rimanere con un tetto sulla testa. "Io quei soldi proprio non li avevo – ci spiega la donna – così quando venne io lo sfidai, gli dissi che le case non erano ne mie e ne sue, erano dello Stato. Lui mi disse che sarebbe venuto da li a poco a spararmi, ma io fui scaltra e non mi feci intimorire, mi misi ad urlare e gli dissi che lo avrei aspettato per farmi sparare. Non tornò più.". Da allora la nostra testimone vive in bilico e nella paura che prima o poi i clan possano venire nuovamente a chiedere i soldi o a prendere misure più drastiche per dare una lezione. Il pizzo dei clan sulle case del "Parco Caracciolo" varia a seconda della metratura delle casette. Dai 1.000 ai 2.500 euro è il pizzo richiesto dalla camorra per poter occupare una casa in quella zona.

Locali commerciali trasformati in case: è la Camorra immobiliare

Anna Ferrara è la referente dell‘Associazione SOS Impresa che si occupa della lotta al racket e all'usura a Napoli Est da molti anni. Il suo è un osservatorio privilegiato rispetto al fenomeno della gestione delle case popolari da parte della camorra. "In questa città c'è un enorme bisogno di case – ci spiega – si tratta di povera gente che non ha un lavoro fisso, che non riesce a pagare l'affitto, che vive in stato di indigenza. Sulla loro pelle avvengono gli affari della camorra". Le vittime del racket della camorra sulle case popolari sono i più deboli, famiglie con lavori saltuari oppure percettori di reddito di cittadinanza che con il sussidio sopravvivono ma non riescono comunque a pagare un affitto. "Quando non hai una casa ti rivolgi all'amico dell'amico, ai referenti del clan della zona, loro mettono a disposizione gli appartamenti come se fossero un'agenzia immobiliare" sottolinea Ferrara. Il fenomeno della trasformazione dei locali commerciali in case da parte della camorra è ben visibile in Via Franciosa, dove sorge un lotto di case popolari, anche queste frutto del post terremoto. Ci troviamo nel cuore della periferia Est di Napoli, nella parte più povera. Ad accoglierci nel rione troviamo delle gabbie realizzate tra le aiuole dei fabbricati popolari. Dentro ci sono dei pittbull, non si tratta di animali usati per i combattimenti, ma di un vero e proprio allevamento abusivo. Questi cani vengono poi rivenduti sul mercato, ed è difficile non immaginare che anche questo sia un business dei clan. Arrivati su Via Franciosa il colpo d'occhio rende tutto chiaro e visibile. Sono decine i locali commerciali a pian terreno che sono diventati dei veri e propri bassi. Sono tutti abitati, come testimoniano i cognomi fuori alle porte, i panni stessi, e le persone che si affacciano alle piccole finestre. "Alcune di queste abitazioni sono ben fatte, sembrano delle villette" spiega Anna Ferrara. I clan le piazzano direttamente nel mercato immobiliare informale, chi vuole paga l'affitto alla camorra e può finalmente avere un tetto sulla testa. "Dove c'è la ricostruzione post terremoto ci sono i clan che fanno affari – spiega la responsabile di SOS Impresa – la rabbia è che le associazioni, i semplici cittadini, tutti vediamo e sappiamo come funziona questo sistema, allora la mia domanda è : lo Stato cosa fa?".

L'appello alle istituzioni: il Comune intervenga subito

Il Comune di Napoli è il principale proprietario delle case e dei locali utilizzati dalla camorra per il business immobiliare. E' Palazzo San Giacomo che in prima battuta, insieme alle forze dell'ordine, dovrebbe dare un segnale di controllo del territorio. "Non è possibile che il Comune di Napoli non faccia nulla – sottolinea Anna Ferrara – questa situazione è nota alle istituzioni". A fare un'analisi del fenomeno è il senatore Sandro Ruotolo che da diversi anni si sta battendo contro la camorra proprio nelle periferie più difficili della città di Napoli. "La situazione è drammatica – spiega a Fanpage.it – il racconto di Napoli est è simile a quello di tutta l'area metropolitana, noi non sappiamo in queste case chi ci vive, quali sono gli immobili che sono controllati dai clan e quali no, in quante case ci sono dei camorristi ed in quante delle persone vittime della camorra, è chiaro che ci sono dei criminali che rapinano le persone per bene attraverso il pizzo". Con il controllo delle abitazioni i clan favoriscono anche i traffici legati allo spaccio di droga, controllare i caseggiati garantisce ai camorristi una rete di controllo del territorio ed anche di protezione dello spaccio. "Se nelle case ci sono gli appartenenti ai clan è chiaro che sono gli stessi che controllano lo spaccio – spiega Ruotolo – noi dobbiamo imporre al Prefetto ed ai Comuni, a cominciare dal Comune di Napoli, che i camorristi siano cacciati dalle case, bisogna mettere fine a questo sistema criminale".

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