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Presidenza Fico in Regione Campania

Aziende partecipate in Regione Campania, i tagli di Fico: basta con CdA, doppi incarichi e pensionati

Rivoluzione partecipate in Regione Campania: Fico rottama i CdA e impone tetti alle spese. Ecco cosa cambia rispetto all’era De Luca.
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Mettendo le mani nella materia contabile, Roberto Fico ha iniziato a plasmare quello che è il suo progetto di Regione Campania. È dai soldi che, inevitabilmente, si propagano le direttive e si indirizzano gli obiettivi dell'organo politico di Palazzo Santa Lucia.

E così, una delibera che oggi, 19 febbraio, va in giunta, ovvero gli «indirizzi operativi di gestione» per le aziende dell'Ente regionale (società e fondazioni in house), atto che nel decennio di Vincenzo De Luca era divenuto ormai una semplice formalità, assume tutt'altro aspetto.

Mettendo a confronto la vecchia delibera del 2024 con il testo appena varato per il 2026, emerge chiaramente la volontà di smantellare l'architettura consolidatasi negli ultimi anni. Sebbene i riferimenti normativi siano (ovviamente) gli stessi, vengono espressi gli obiettivi con maggior decisione.

La rottura più fragorosa rispetto alla gestione De Luca si consuma sulla governance. Se la vecchia delibera si limitava a raccomandare il rispetto delle normative anticorruzione lasciando intatti gli assetti di vertice, il documento targato Fico ordina una modifica statutaria radicale: l'abolizione dei Consigli di Amministrazione. La nuova regola  impone che le società siano guidate da un Amministratore Unico, trasformando il CdA da prassi consolidata a eccezione che dovrà essere rigorosamente motivata.

A questo accentramento si accompagna una «pulizia etica» che la precedente amministrazione non aveva mai codificato con tanta durezza: viene sancito il divieto di nominare lavoratori in quiescenza, chiudendo definitivamente le porte delle partecipate ai dirigenti in pensione, e viene esplicitata con chiarezza l'incompatibilità tra la carica di Amministratore e quella di Direttore Generale

Anche la filosofia della spesa pubblica subisce una mutazione. L'era De Luca si era chiusa con inviti generici alla razionalizzazione e al contenimento dei costi di gestione. La cura Fico, invece, introduce un dato numerico. Tra gli obiettivi generali del nuovo anno compare una clausola blindata: la riduzione delle spese per incarichi e consulenze è un obbligo matematico, visto che il testo impone che «il rapporto tra spese di consulenza e valore della produzione del 2026 deve essere inferiore a quello del 2025». Che significa? Se il fatturato non cresce, le consulenze devono scendere drasticamente, senza margini di discrezionalità politica.

L'atto di indirizzo parifica in tutto e per tutto le grandi fondazioni culturali alle società partecipate. Enti come la Fondazione Film Commission, Ifel Campania e la Fondazione Campania dei Festival entrano a pieno titolo nel regime di rigore, dovendo rispondere agli stessi obiettivi di efficientamento di Eav o Soresa.

Il nuovo piano conferma e rafforza l'obbligo di adozione di sistemi di rilevazione automatica delle presenze, specificando che tali controlli digitali si applicano a tutto il personale, dirigenti inclusi, e diventano la conditio sine qua non per l'erogazione di qualsiasi straordinario. Le scadenze per attuare queste regole sono già fissate: entro il 30 aprile 2026 dovranno essere riscritti gli statuti per nominare gli Amministratori Unici, mentre il 31 gennaio 2027 sarà il giorno per verificare se i conti avranno rispettato la nuova matematica del rigore.

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