Nel gruppo di falsari che da Benevento aveva inondato l'Europa con 200 milioni di euro falsi (e ne aveva già pronti altri 100, che però sono stati sequestrati) c'era anche il nipote della popolarissima attrice Catherine Deneuve. Il nome di Igor Divetain-Vadim Plemiannikov, 32 anni, compare tra i 44 destinatari dell'ordinanza eseguita ieri su mandato della Procura di Benevento, accusati a vario titolo di associazione per delinquere con natura transnazionale finalizzata alla produzione e al traffico, spendita e introduzione di monete falsificate in Italia e all'estero e di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il giovane è il nipote di Catherine Deneuve e del regista francese Roger Vadim, è il figlio di una figlia della coppia. E non è la prima volta che finisce nei guai con la giustizia. Era stato già arrestato nel gennaio scorso, anche in quel caso per reati legati alla contraffazione di denaro: lo avevano sorpreso a Napoli con 15mila euro falsi in tasca. Ieri lo hanno bloccato nuovamente nell'hinterland parigino, al termine delle indagini dei carabinieri del Comando Antisofisticazione Monetaria di Roma e del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Benevento. Il ragazzo, che a Parigi si occupa di moda, è accusato di traffico internazionale di euro falsi: secondo gli inquirenti era uno dei corrieri del gruppo responsabile della produzione di banconote che aveva invaso, oltre l'Italia, anche Francia, Spagna, Irlanda e Germania.

Secondo gli investigatori il gruppo avrebbe messo in circolazione circa 200milioni di euro falsi, altri 100 milioni sono stati sequestrati durante le indagini. Nel corso dell'operazione i militari hanno sottoposto a sequestro preventivo, su decreto del gip di Tribunale di Benevento, numerose società, per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro, per lo più appartenenti all'imprenditore Alfredo Muoio, titolare di una impresa che produce carte da gioco. L'uomo, 66 anni, era già finito agli arresti nel 2006, quando la Guardia di Finanza fece irruzione in una stamperia clandestina a Castelvolturno e lo trovò all'opera insieme a un complice; nel locale c'erano 20 milioni di euro in banconote false, quasi pronte, prodotte con un macchinario che costava 60mila euro ed era stato acquistato dai due.