Chiede di non accendere la telecamera durante la didattica a distanza, perché malata di leucemia si sta sottoponendo a cure che l'hanno segnata anche sul corpo. Ma viene sgridata dal dirigente scolastico, che le impone invece di accenderla come da protocollo. Una vicenda tutta da chiarire quella accaduta in un liceo di Ottaviano e che ora ha già portato ad un esposto da parte dell'avvocatessa Maria Spina, indirizzato al direttore generale dell'ufficio scolastico campano Luisa Franzese e al ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi.

"Ho appreso da poco di questa vicenda", ha spiegato a Fanpage.it il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, "se risulterà confermata come tale, è di una gravità inaudita". Vicenda che è emersa solo in seguito all'esposto presentato dall'avvocatessa un mese fa e reso pubblico in questi giorni. I fatti sarebbero accaduti lo scorso 23 febbraio, quando la giovane, 17 anni, affetta da leucemia e sottoposta dunque a cure molto dure, ha chiesto di non accendere la videocamera durante una lezione in didattica a distanza. "La legge è uguale per tutti, chi non ha la videochiamata accesa è assente e deve abbandonare la piattaforma", avrebbe detto il dirigente scolastico, intervenuto nella lezione, "perché io non posso sapere se lei attualmente si trova al bar o realmente a casa". Parole che si leggono nell'esposto presentato dall'avvocatessa Maria Spina e riportate dal quotidiano "Metropolis". Dopo un mese dalla presentazione, però, non ci sono state risposte né dal Ministero dell'Istruzione, né dalla Direzione Regionale. Da qui, la scelta di rendere pubblica la vicenda.