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Al Pascale di Napoli 60 ricercatori sul cancro a casa da giugno: sono scaduti i progetti Pnrr

All’Irccs Fondazione Pascale 60 ricercatori rischiano di andare a casa a giugno: i progetti del Pnrr sono scaduti. “Va garantita la continuità della ricerca contro il cancro”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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Al Pascale di Napoli 60 ricercatori impegnati nella ricerca contro il cancro rischiano di andare a casa da giugno. Sono in scadenza, infatti, i progetti del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, avviato in piena pandemia Covid19 e della durata, appunto, di 6 anni, con termine il 30 giugno prossimo. Grazie a questi fondi, molti giovani scienziati, alcuni rientrati dall'estero, hanno portato avanti studi complessi per la lotta ai tumori e nell'ambito dell'epidemiologia. Un lavoro che rischia di subire una brusca frenata con lo stop ai progetti.

Per la continuità della ricerca scientifica si è schierata la Fp Cgil della Campania, con Antimo Morlando, segretario regionale Sanità Pubblica. "È grave la situazione dei lavoratori precari nel sistema sanitario pubblico della Campania – scrive – in particolare all'IRCCS Fondazione Pascale e in altri presidi come l'Ospedale Cardarelli. Molti, assunti con fondi Pnrr o finanziamenti temporanei per ricerca e assistenza, rischiano di perdere il posto a fine contratto (2025-2026). La Fp Cgil Campania chiede percorsi di stabilizzazione urgenti, sul modello dei precari della Giustizia, per garantire continuità ai servizi e alle strutture di comunità in fase di completamento. La precarietà è aggravata dal ‘piano di rientro' regionale, che favorisce nuovi contratti a termine: per ogni stabilizzato, se ne assumono 3-4 precari". Un problema, quello dei precari, che non riguarda solo il Pascale, ma anche il Cardarelli.

I numeri al Pascale: circa 60 ricercatori precari rischiano

Al Pascale, come detto, sarebbero circa una 60ina i ricercatori precari a rischio. Tra questi, 30 ricercatori sanitari su progetti Pnrr, 7 su Pnc (il  Piano Nazionale Complementare al Pnrr), uno su Rf (Recovery Fund). Altri 5 sono collaboratori di ricerca finanziati con Pnc. Infine, ci sono 42 borsisti, di cui 18 su Pnrr.

"Oltre ai precari storici – riprende Morlando – che entrano lentamente nei percorsi di stabilizzazione attuati dalle aziende sanitarie, ci sono nuove figure arruolate con fondi Pnrr o per ricerca/assistenza senza sbocchi attuali. La Fp Cgil sta sostenendo i precari per concretizzare stabilizzazioni rapide, incluso chi rientra nei nuovi requisiti normativi. Serve continuità e bisogna frenare i contratti a termine".

Le storia dei precari della ricerca

Il sindacato ha raccolto tante storie di giovani scienziati della Sanità. C'è chi è entrato al Pascale come borsista, ha conseguito dottorato ed esperienze all'estero, scritto pubblicazioni ed è stato poi assunto a tempo determinato con i fondi Pnrr che adesso vede la fine dei fondi mettere in dubbio carriere e progetti. C'è la ricercatrice sanitaria che si è occupata di gestione di studi clinici e pazienti che vedrà bloccata l'attività scientifica. C'è chi ha iniziato da semplice tesista o volontario e poi ha condotto ricerche internazionali nell'ambito della epidemiologia clinico-nutrizionale. Chi si occupa di statistica. Chi da tirocinio durante il Covid, quando mancavano i medici in corsia, è diventato ricercatore. E, poi, ancora, biologi, psicologi, infermieri. "Storie che raccontano l'urgenza – conclude la Fp Cgil – di non disperdere competenze e personale in un sistema già fragile".

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