Al Monaldi c’erano tre box tecnologici per trasportare il cuore, ma i medici non lo sapevano: la relazione della Regione

È una circostanza paradossale quella che emerge dalla relazione eseguita dalla Regione Campania sull'ospedale Monaldi di Napoli dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e mezzo deceduto nel nosocomio partenopeo dopo il trapianto di cuore fallito. Dalle prime indiscrezioni che emergono dalla relazione, inviata al Ministero della Salute, l'ospedale Monaldi era dotato di tre "Paragonix", box tecnologici per il trasporto di organi, ma l'equipe medica del nosocomio partenopeo che a Bolzano ha eseguito l'espianto del cuore destinato al piccolo Domenico non ne sarebbe stata a conoscenza. Tanto che in Alto Adige, i chirurghi napoletani si sono presentati con un comune contenitore in plastica, finito poi al centro della vicenda giudiziaria insieme al ghiaccio secco utilizzato per conservare l'organo e alle procedure eseguite materialmente in sala operatoria.
"Fin dal 2023 l'Azienda dei Colli (di cui fa parte l'ospedale Monaldi, ndr) si è dotata di un sistema di trasporto organi conforme alla normativa vigente, identificato con il nome Paragonix. È emerso che invece l'equipe prelievo non abbia utilizzato questo dispositivo medico che invece è regolarmente usato in eventi simili in Azienda" si legge nella relazione, firmata dalla direttrice dell'Azienda dei Colli, Anna Iervolino e dal direttore sanitario Angela Annechiarico. Sempre secondo quanto trapela dalla relazione, quando il direttore sanitario avrebbe poi chiesto all'equipe che ha eseguito l'espianto perché non fosse stato utilizzato uno dei tre Paragonix a disposizione, i medici avrebbero riferito di non essere a conoscenza della disponibilità di tali dispositivi in azienda.