A Pasqua nel resort da mille euro a notte: il capoclan Mazzarella tradito dalle vacanze con la famiglia

A tradire Roberto Mazzarella, ricercato da un anno, inserito tra i quattro latitanti di massima pericolosità e considerato a capo del cartello di camorra che porta il suo cognome, è stata la voglia di trascorrere le festività pasquali con la famiglia. Non in una casa isolata, magari in un anonimo condominio in periferia: il 48enne è stato arrestato in un villaggio turistico di lusso a Vietri sul Mare (Salerno), struttura da mille euro a notte dove soggiornava con documenti falsi insieme a moglie e figli. I carabinieri lo hanno scovato monitorando i flussi economici e i profili social dei suoi familiari.
Mazzarella era ricercato dal 28 gennaio 2025, quando era stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti per un omicidio risalente al 15 dicembre 2000 da inquadrare nella faida che all'epoca contrapponeva il clan di famiglia a quello dei Rinaldi: la morte di Antonio Maione, ucciso in una salumeria di San Giovanni a Teduccio, Napoli Est. Una vendetta trasversale: l'uomo, estraneo a dinamiche di camorra, era il fratello di Ivan Maione, reo confesso dell'omicidio di Salvatore Mazzarella, padre di Roberto. A quell'agguato il 48enne, che allora di anni ne aveva 22, secondo diversi collaboratori di giustizia avrebbe preso parte come mandante e anche come esecutore materiale, insieme a Clemente Amodio, anche quest'ultimo raggiunto da una ordinanza cautelare che, pochi giorni fa, è stata annullata dal Riesame.
Dopo un anno di ricerche, gli investigatori non avevano mai mollato la presa. Convinti che non si fosse allontanato troppo da Napoli, core business degli affari di famiglia, e che non avesse, soprattutto, tagliato i rapporti coi parenti più stretti. Il resto è un copione già visto molte volte. Come è stato per Corrado Orefice, all'epoca reggente del clan della Vanella Grassi, o per Angelo Marino, boss degli Scissionisti, arrestati nel 2015 e nel 2013 mentre trascorrevano le vacanze natalizie in famiglia. E, anche per Mazzarella, il nascondiglio era di lusso: come lo era stato per Salvatore Maggio, arrestato nel 2016 da reggente del clan Bosti, che continuava a controllare il clan da un hotel da 300 euro a notte di Vico Equense, nella Penisola Sorrentina.
Il blitz nella notte tra venerdì e sabato, alla porta del capoclan hanno bussato i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli (coordinati dalla Dda partenopea) con lo squadrone Cacciatori di Calabria e l'API (Aliquota Primo Intervento) del Gruppo di Napoli. Roberto Mazzarella non ha opposto resistenza. Nella villa i militari hanno trovato i documenti falsi, usati anche per la registrazione nella struttura, cellulari, manoscritti relativi a una verosimile contabilità e tre orologi di lusso, che il boss aveva portato con sé forse per vezzo, ma forse anche per emergenza: nei circuiti illegali sono praticamente soldi contanti, possono essere venduti e riacquistati senza perdite e, soprattutto, rappresentano una riserva da portare con sé senza attirare troppo l'attenzione.