Condanna a una pena di sei anni e mezzo di carcere, si è conclusa così in primo grado la vicenda processuale del padre quarantenne modenese accusato di aver stuprato e messa incinta la figlioletta di appena 13 anni. L'uomo, che ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena grazie al rito abbreviato, era imputato per violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione visto che, secondo gli inquirenti, non solo avrebbe stuprato la figlioletta ma l’avrebbe sottoposta anche a continue violenze fisiche all'interno dell'abitazione di famiglia come ad esempio bastonate e docce fredde.

I fatti contestati all'uomo risalgono al 2015 e vennero a galla solo tra la fine di maggio e l’inizio di giugno di quell'anno quando lo stesso genitore, di origini ghanesi e noto nella sua comunità come pastore, aveva accompagnato la piccola al consultorio chiedendo che potesse abortire. In realtà inizialmente la ragazzina aveva indicato quale possibile responsabile dell’accaduto il fratello, anche lui minorenne, e il caso era stato preso in carica dal Tribunale dei minori di Bologna. Alla fine però, grazie a una consulenza tecnica che mise a confronto il Dna del feto con quello del fratello e poi del padre,venne a galla una realtà ancora più agghiacciate. A questo punto ci fu l'incriminazione dell'uomo e l’immediato allontanamento di madre, figlia e fratello, affidati a una comunità. L'uomo dal suo canto si è sempre proclamato innocente contestando i risultati del dna e per questo attraverso i suoi legali ha già annunciato il ricorso in appello contro la sentenza di condanna emessa dal giudice per le udienze preliminari Eleonora Pirillo.