“Lo sapevo che finiva così. Me lo ero immaginata un miliardo di volte”. Le urla disperate e le lacrime della madre del piccolo Giacomo, cognata della donna che domenica sera è precipitata insieme al nipotino dal decimo piano di un palazzo a Modena, sembrerebbero aver indicato subito agli inquirenti una strada ben precisa, quella dell’omicidio-suicidio. “Lo sapevo che sarebbe successo, lo sapevo, quella era una pazza”, avrebbe urlato la donna in lacrime dinanzi al corpo del figlioletto morto con la zia. Sono i quotidiani locali a riportare lo sfogo della madre del bambino che si è precipitata sul posto, insieme ad altri parenti, non appena ha ricevuto notizia della tragedia. Le dichiarazioni dei familiari delle vittime avrebbero insomma avallato l’ipotesi che la donna possa essersi effettivamente suicidata uccidendo allo stesso tempo il nipotino.

Silvia Pellacani precipitata col nipote a Modena – A morire domenica sera dopo un volo da un palazzo in Largo Montecassino nella zona residenziale di Modena sono Silvia Pellecani, ingegnere informatico di quarantasette anni, e il nipotino Giacomo di cinque anni, figlio di suo fratello. La prima ipotesi è stata proprio quella di un omicidio-suicidio. La zia avrebbe preso in braccio il nipotino e lo avrebbe trascinato giù con sé lanciandosi da un balcone al decimo piano. A lanciare l’allarme è stato un vicino di casa che ha notato i due corpi a terra, ormai privi di vita. I carabinieri che stanno conducendo le indagini, coordinate dal pm Maria Angela Sighicelli, hanno trovato la casa chiusa dall'interno e in ordine, nessun segno di violenza o di effrazione, nessun biglietto che spieghi il gesto estremo. Secondo le prime indiscrezioni trapelate, pare che la donna non fosse in cura per depressione ma che negli ultimi tempi avesse una vita sociale molto limitata. Secondo alcuni vicini, lavorava anche in casa. La scientifica ha continuato per l’intera notte a fare rilievi.

Il procuratore: "Non è stato un incidente, autopsia sui corpi" – “Non è stato un incidente”, ha detto il procuratore Lucia Musti, aggiungendo che sarà comunque disposta l'autopsia sui due corpi. “Si tratta di una tragedia maturata in un ambiente sociale e culturale medio-alto, non degradato”, ha aggiunto il procuratore. E ancora, ha spiegato che nulla induce a pensare a condizioni precarie di salute, né risultano problemi psichici o che la zia fosse in cura. Né ci sono ipotesi su istigazione o responsabilità da parte di altri: “Cercheremo comunque di capire per chiudere in maniera completa la vicenda”.