Nessuna sospensiva dell'ordinanza sulla zona rossa, dal momento che ovviamente non ve n'è più necessità. Ma il ricorso al Tar del Lazio da parte della Regione Lombardia contro alcuni elementi del Dpcm, tra cui il criterio di suddivisione in zone di rischio, va avanti. Nella mattinata di oggi il giudice monocratico Riccardo Savoia, presidente della terza sezione quater del tribunale amministrativo laziale, ha dichiarato quindi "il non luogo a provvedere" sull'istanza cautelare urgente di sospensione della zona rossa dal momento che la Lombardia, grazie a un'altra ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, è già passata in zona arancione da ieri. Ma il ricorso della Lombardia andrà avanti nel merito e si allargherà ad altri aspetti, legati proprio alle modalità con cui è avvenuto il cambio di colore, oggetto di un durissimo scontro tra governo e Istituto superiore di sanità da una parte e Regione Lombardia dall'altra.

La Regione impugnerà l'ordinanza in cui Speranza parla di dati rettificati

"Andiamo avanti nel ricorso perché pretendiamo che veridicità dei fatti venga chiarita anche in sede giudiziaria. Se c'è un errore non è un errore nostro", aveva detto il governatore Attilio Fontana in una dura conferenza stampa organizzata sabato pomeriggio, dopo che il ministro Speranza nella sua ordinanza aveva parlato di "dati errati" e successivamente "rettificati" da parte della Regione. Ed è proprio l'ordinanza di Speranza, assieme ai verbali della Cabina di regia e del Cts su cui è stata basata, che saranno impugnati dalla Lombardia nel "ricorso allargato" per dimostrare, in sostanza, di non aver comunicato dati errati e che l'errore è invece avvenuto a Roma, nell'algoritmo che ha determinato un indice Rt sintomi anomalo e aveva determinato appunto la "zona rossa" in Lombardia. "Il mistero non è tanto nell'algoritmo, quanto negli elementi che lo alimentano", spiegano fonti della regione a Fanpage.it, da dove il mantra che si continua a ripetere è sempre lo stesso: i dati sono stati comunicati sempre nella stessa maniera in tutti i mesi di pandemia, e l'anomalia segnalata all'Istituto superiore di sanità è emersa solo nella settimana incriminata quando il calo dei casi ha reso evidente che ci fosse qualcosa che non andava.

La replica di Fontana sull'e-mail: Nessuna notizia, è da una settimana che lo diciamo

L'errore o l'incompletezza nei dati è per ora l'unica certezza sulla vicenda: è costata a tutti i cittadini lombardi una settimana in più di permanenza in zona rossa, con danni quantificati in 600 milioni di euro e che saranno oggetto di una class-action da parte di alcuni commercianti e cittadini. Ma sulle responsabilità dell'errore continua un estenuante rimpallo di colpe tra governo e Regione. L'ultimo atto di questa battaglia, tutta politica, lo ha firmato il governatore Fontana su Facebook. In risposta alla pubblicazione di una mail esclusiva che proverebbe la richiesta di un ricalcolo dell'indice Rt da parte della Regione al presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, il presidente Fontana ha commentato ironicamente: "Ieri sera è uscita una notizia incredibile! ‘La Lombardia ha mandato un'email per chiedere il ricalcolo'. Ma scusate, è una settimana che lo diciamo. Abbiamo chiesto il ricalcolo per uscire dalla zona rossa dal primo momento. Dov'è la notizia? – ha aggiunto il presidente leghista su Facebook -. In questa email la direzione Welfare si limita a rispondere a una richiesta di chiarimento avanzata dall'Istituto superiore di sanità al fine di risolvere il problema dei calcoli; a differenza di quello che si vorrebbe far emergere questa email non rettifica e non cambia i numeri standard precedentemente inviati. Solo grazie alla nostra iniziativa la Lombardia oggi è zona arancio e molte attività hanno potuto riprendere. La vera notizia arriverà quando chiariranno come l'algoritmo elabora i dati standard giornalieri che stiamo mandando da 11 mesi".