La targa per Giuseppe Pinelli
in foto: La targa per Giuseppe Pinelli

Una targa in ricordo di Giuseppe Pinelli è posta dal 2019 dinanzi all'albero piantato in memoria dell'anarchico morto a pochi giorni dalla strage di piazza Fontana, a Milano. La cerimonia per la posa della targa si tenne l'11 dicembre del 2019, nell'ambito di una serie di iniziative organizzate in occasione del cinquantesimo anniversario della strage costata la vita a 17 persone innocenti, alla presenza anche del sindaco di Milano Giuseppe Sala e delle figlie del ferroviere anarchico, Claudia e Silvia. "Chiedo scusa e perdono a nome della città per quello che è stato", disse il primo cittadino rivolto alla famiglia dell'anarchico.

Da allora l'albero e la targa, che si trovano in piazzale Segesta, onorano la memoria di Pinelli proprio nel quartiere in cui il ferroviere anarchico abitava. La targa ha un valore simbolico molto importante in quanto riconosce ufficialmente Giuseppe Pinelli come ennesima vittima innocente della strage di piazza Fontana, la cui matrice neofascista venne riconosciuta soltanto dopo molti anni, pur senza mai arrivare all'individuazione degli esecutori materiali. La targa, col timbro del Comune, recita: "18esima Vittima innocente in seguito alla Strage di piazza Fontana".

La figlia di Pinelli: Papà fu ucciso nel momento in cui entrò nei locali della questura

L'allora 41enne anarchico fu ingiustamente accusato, come altri suoi compagni, di avere avuto un ruolo nella strage: la sua morte risale al 15 dicembre del 1969, tre giorni dopo l'esplosione della bomba di piazza Fontana. Morì nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969 in circostanze mai chiarite, precipitando da una finestra della questura di Milano, in via Fatebenefratelli, dove era stato trattenuto oltre i termini di legge per accertamenti in seguito alla strage. "Pino era un anarchico, una staffetta partigiana, un esperantista – ha raccontato una delle due figlie Silvia, a Fanpage.it -. Era un ferroviere che venne ucciso nei locali della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969. Una sentenza dice ‘ucciso da un malore attivo'. Ma per noi fu ucciso nel momento in cui entrò quel 12 dicembre nei locali della questura e ne uscì, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre".