Un rider di Deliveroo: “Pagato 3,75 euro per consegna. Non posso rifiutare, mando i soldi alla mia famiglia”

C'è chi è stato pagato 3,75 euro per consegna, chi ne ha ricevuti 5 euro. Ma comunque i rider, ascoltati dalla Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta per capolarato in cui è coinvolta Deliveroo Italia, da oggi sotto controllo giudiziario, avrebbero percepito retribuzioni non in linea con la quantità e la qualità del lavoro, ma soprattutto che non gli consentivano una vita dignitosa. È questo quello che emerge dalle carte, che Fanpage.it ha potuto visionare.
Le dichiarazioni rese dai lavoratori sono tutte conformi. In particolare, emerge che l'attività lavorativa si avvia "con il login nell'app". Gli ordini, infatti, arrivano solo tramite la piattaforma. Nessuno di loro ha una sua clientela o accordi con ristoranti. Una volta ricevuto l'ordine, l'indirizzo del ristorante e quello del cliente, il rider esegue la consegna: il pezzo, ovviamente, non è negoziabile ed è calcolato dal sistema. Spesso, in base ai chilometri percorsi. Tutti, così come era emerso nell'inchiesta che ha coinvolto la competitor Glovo, sarebbero costantemente geolocalizzati: "I ritardi risultano visibili o comunque rilevabili dal sistema". Uno di loro, a tal proposito, ha aggiunto che "se è in ritardo può essere chiamato". Altri hanno specificato che, in questi casi, a contattarli è il call-center.
Le prestazioni sono poi misurate e pagate attraverso un sistema di reporting, che permette di valutare la continuità, i volumi e l'andamento economico del singolo rider. La piattaforma, inoltre, "conteggia e storicizza gli ordini rifiutati". Di conseguenza, misurerebbe anche le scelte del rider, quanto tempo impiega nelle consegne, gli orari e la produttività settimanale. I compensi sarebbero calcolati dalla piattaforma, che potrebbe prevede maggiorazioni in caso di consegne distanti e nel weekend. Un rider ha infatti affermato che nell'orario serale/notturno si guadagna di più. Nessuno dei rider però è libero di decidere la propria tariffa o accordarsi con il cliente. La paga minima, per una consegna entro i 3 chilometri, è di 3,60 euro. Per questo motivo, molti dei lavoratori ascoltati hanno riferito di effettuare tra le 10 e le 20 consegne al giorno o di svolgere almeno 50-60 chilometri al giorno. Un lavoratore ha raccontato di svolgere una media di circa dieci consegne al giorno con un compenso intorno ai 3,77 euro per consegna entro i tre chilometri, che diventano 4,50 oltre i cinque chilometri.
Ancora, c'è la storia di un altro uomo che ha raccontato di coprire circa 50 chilometri al giorno: "Ha riferito di iniziare alle 9.30 e terminare alle 14.30. Successivamente riprende dalle 17 e fino alle 23.30 circa". Ha inoltre riferito di guadagnare circa 1.100 euro al mese, ma di inviare tra i 300 e i 350 euro al mese alla famiglia in Afghanistan. Per tutti questi motivi, si trova in uno stato di bisogno. Un altro collega ha la sua stessa storia: ha spiegato agli inquirenti di lavorare 9 ore al giorno, sei giorni a settimana e di guadagnare mediamente 1.400 euro al mese, con variazioni tra i 700 euro e i 1.800 euro al mese. Importi su cui, precisano alcuni lavoratori, bisogna poi pagare le tasse.
Alcuni hanno raccontato di aver guadagnato mensilmente tra i cinquecento e i seicento euro. Ha specificato di trovarsi in stato di bisogno e di non poter rifiutare le consegne perché deve mantenere la moglie e i figli che si trovano in Afghanistan. Le storie si susseguono. Una dopo l'altra. C'è chi racconta di percorrere 100 chilometri in una giornata lavorativa per guadagnare 1000 euro al mese. E chi ammette di essere costretto a farlo per poter inviare soldi alle famiglie residenti nei loro Paesi d'origine.
E, considerato il basso compenso percepito, hanno riferito di non potersi "permettere di rifiutare ordini per ragioni economiche".