Un ex rider di Glovo a Fanpage.it: “Pagato 2,50 euro a consegna. Dopo un incidente in motorino me ne sono andato”

"Ho lavorato come rider per Glovo dal 2021 al 2025, consegnavo a Milano nelle zone tra stazione Centrale e Lambrate. Venivo pagato tra 2,50 e 4 euro a consegna. Mi spostavo in motorino ed ero attivo oltre 8 ore al giorno, quasi tutti i giorni. Poi un giorno, mentre lavoravo, ho avuto un brutto incidente. Da quel momento ho cambiato mezzo e ho preso una bicicletta. Il mio ritmo di lavoro è cambiato, con la bicicletta è sceso il numero di consegne che potevo effettuare in un giorno. È diminuito anche il mio guadagno. Ho chiesto a Glovo di essere rimborsato per l'incidente e da lì sono iniziati i miei problemi con l'azienda. Mi hanno anche bloccato l'app. Me ne sono dovuto andare e adesso lavoro sempre come rider ma per una compagnia cinese", a raccontarlo a Fanpage.it è K.L., ex rider di Glovo, 37 anni, originario della Guinea.
Le testimonianze degli altri rider di Glovo
La testimonianza di K.L. è una delle tante voci di rider che come lui hanno lavorato o lavorano ancora per Glovo e arriva dopo che la Procura di Milano ha avviato un'inchiesta per caporalato dopo aver disposto un controllo giudiziario per Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo. Da quasi tutti i racconti emergono dettagli sconvolgenti sulle condizioni di lavoro: dai turni lunghi e stancanti alla paga molto bassa, fino – in molti casi – alla sensazione di essere tenuti sotto controllo dall'azienda tramite il sistema di geolocalizzazione installato nell'app obbligatoria per lavorare.
Infatti, come Fanpage.it ha potuto leggere, dalle carte della Procura relative all'inchiesta, emerge la storia di A.Z., rider di Glovo, che racconta di essere collegato all’app per circa dodici ore al giorno, dalle 10 del mattino fino alle 22 o alle 23; il suo compenso medio è di circa 2,50 euro a consegna, con incrementi legati alla distanza o ai fine settimana; il guadagno mensile lordo intorno ai 1.000 e i 1.200 euro. E racconta anche di essere costantemente geolocalizzato e di ricevere penalizzazioni in caso di ritardo nelle consegne.
L'analisi dell'app Glovo
Come scritto precedentemente, uno dei temi centrali dell'inchiesta, è proprio il fatto che l'azienda tenesse sotto controllo i rider tramite sistemi di geolocalizzazione presenti all'interno dell'app messa a disposizione dei lavoratori. Stando a quanto riportato dalle carte, nell'app era presente una “starting area” – l'area di partenza dell’attività di ciascun lavoratore – che “consente la ricostruzione della collocazione spaziale del rider per aree e per intervalli temporali”.
Inoltre – durante l’analisi dei database dell'app da parte della Squadra Reati Informatici – non sono passati in secondo piano i campi temporali presenti, timestamp, createdAt e statusEndingTime, che risultano collegati allo stato operativo del rider (attivo, in pausa, fine turno), ai turni di lavoro, agli eventi di sistema e ai cambi di stato connessi alla prestazione. Un sistema quindi, secondo la Squadra Reati Informatici, che "consente una ricostruzione cronologica dettagliata dell’attività del lavoratore, correlabile alle aree di lavoro e allo stato operativo in ciascun momento”.
La denuncia del sindacato Uiltucs
I sindacati, alla luce di quanto emerso, si sono mobilitati a tutela dei rider e per denunciare una situazione di sopruso lavorativo ormai sotto agli occhi di tutti.
"L'indagine della Procura di Milano conferma le distorsioni che denunciamo da anni come Uiltucs. La soluzione è ricondurre alla subordinazione questi rapporti di lavoro. Chiediamo ad Assodelivery di riaprire il tavolo della trattativa per dare diritti e tutele reali ai rider all'interno del contratto collettivo del terziario", ha detto Mario Grasso di Uiltucs Italia – sindacato che si occupa dei diritti dei lavoratori della Gig economy, rider compresi – contattato da Fanpage.it. E ha concluso: "Ogni accordo al ribasso rischia di diventare illegittimo rispetto al recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali entro la fine del 2026″.
Non è la prima volta che Uiltuc si schiera contro il colosso di delivery spagnolo, ma era già accaduto nel 2021 per questioni legate ad un "far west digitale in Glovo". E cioè, come definito dal sindacato, di "una nuova e poco rassicurante realtà che causa concorrenza sleale, caos sul lavoro dei rider e soprattutto un’inutile e dannosa guerra tra poveri".
Qualche anno fa si denunciava infatti il proliferare di applicazioni che consentono la prenotazione automatizzata di turni di lavoro, dietro un pagamento mensile, o una tantum, ad alcuni sviluppatori: "Personaggi, questi, che gestiscono i loro business su chat Telegram, store di app o su siti web".