Un consigliere regionale denuncia: “Il Governo toglierà i cellulari ai trattenuti, così i Cpr saranno buchi neri”

"Vogliono trasformare i Cpr in buchi neri dove tutto è lecito". A parlare a Fanpage.it è Luca Paladini, consigliere regionale di Patto Civico che, dopo l'approvazione del DDL sull'immigrazione, ha espresso forte preoccupazione per il destino dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, in particolare per quello di via Corelli a Milano, e per tutte le persone trattenute al loro interno. "È un fatto gravissimo", ha continuato Paladini, facendo riferimento a quelle modifiche che – a suo avviso – intaccherebbero la struttura stessa delle libertà democratiche.
Il testo, infatti, introduce misure estremamente restrittive in materia di espulsione, accelerazione rimpatri e controllo delle condizioni di trattenimento dei migranti. Tra le novità più controverse c'è proprio la rimodulazione delle regole interne ai Cpr, con disposizioni specifiche (sulla carta "per motivi di ordine e sicurezza") che negano l'uso libero dei telefoni da parte delle persone trattenute e limitano fortemente l'accesso di osservatori esterni, come i consiglieri regionali.
La denuncia del consigliere regionale
Dall'uscita del DDL "c'è una doppia preoccupazione", ha spiegato Paladini a Fanpage.it. Da un lato "la possibilità che alle persone detenute venga tolto l'utilizzo del telefono", uno strumento che il consigliere ha definito "fondamentale" per denunciare criticità ed eventuali irregolarità dall'interno del Cpr. Proprio i telefoni, infatti, "ci hanno permesso più volte di intervenire in situazioni di rischio per le persone trattenute", ha continuato, perché sono "un occhio di osservazione diretto e fondamentale".
Dall'altro lato, a preoccupare il consigliere di Patto Civico sono le restrizioni alle visite. "Vogliono limitare le visite dei consiglieri regionali, i soggetti istituzionali sul territorio più vicini a quei luoghi dal momento che ai consiglieri comunali non è consentito l'accesso". Detto in altre parole, limitare le visite e le ispezioni di coloro che per primi possono effettuare ispezioni nei tempi più celeri, al verificarsi di un'irregolarità. Proprio le visite non annunciate, infatti, "ci hanno permesso di scoprire situazioni di forte criticità in merito alle condizioni di salute delle persone trattenute e di degrado della struttura", ha sottolineato Paladini a Fanpage.it.
Per questo, limitazioni di questo tipo – secondo il consigliere – sembrerebbero essere volte a rendere i Cpr "buchi neri dove spariscono i diritti" perché a nessuno verrebbe più concesso di osservarli e quindi tutelarli. Una deriva che, tuttavia, sembra non limitarsi a questo. "Si vocifera che potrebbero esserci delle limitazioni anche per i parlamentari", ha spiegato ancora Paladini. "Sarebbe una manovra quasi anti-costituzionale. È folle che un parlamentare debba chiedere il permesso per effettuare una visita". Sembrerebbe, infatti, che si voglia vincolare le visite parlamentari a richieste dirette dei trattenuti, che, però, "nella quasi totalità dei casi non sanno neanche di avere il diritto di poter fare una cosa del genere".
Perché il DDL immigrazione è pericoloso per i Cpr
A questo punto, è naturale chiedersi quale sia la logica che regola tali cambiamenti. Paladini è netto su questo: "Il filo rosso mi pare quello di voler occultare quello che avviene all'interno dei Centri". Ma non è stupito. "Visto il clima generale, mi sembra il modo più facile per avere le mani libere e così poter agire senza vincoli, sicuramente più duramente". Il rischio, però, è che così il Cpr di via Corelli si trasformi "nel modello Albania esportato in Italia", ha concluso il consigliere a Fanpage.it. "Un luogo buio che nessuno potrà più controllare" e quindi proteggere.
Se si amplia lo sguardo, però, le modifiche sui Cpr non sono un episodio isolato né qualcosa che sorprende. Il DDL immigrazione si inserisce, infatti, in un pacchetto di misure che da tempo, secondo l'opposizione, andrebbe a comprimere spazi di diritto e trasparenza. Per questo, la discussione sui Cpr non è un mero tecnicismo burocratico, ma un discorso che riguarda i diritti fondamentali delle persone e l'equilibrio, sempre più precario, tra sicurezza e libertà di uno Stato di diritto. Rendere i Cpr luoghi inaccessibili significa, dunque, creare zone grigie dove "è difficile garantire la tutela dei diritti" e avvallare tali cambiamenti, in fondo, significa chiudere gli occhi di fronte a una deriva che somiglia più a una chiusura autoritaria e sempre meno a un'apertura democratica.