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Ucciso da un poliziotto a Rogoredo, l’avvocato della famiglia del 28enne: “Non aveva la pistola, l’hanno messa lì”

Altri 4 poliziotti sono indagati per la morte del 28enne a Rogoredo. “Questa novità rafforza i nostri dubbi iniziali: la versione resa dall’agente fa acqua da tutte le parti”, hanno riferito i legali della vittima a Fanpage.it.
A cura di Giulia Ghirardi
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La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse
La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse

Lo scorso 26 gennaio un poliziotto ha ucciso con un colpo di pistola alla testa il 28enne Abderrahim Mansouri durante un'operazione antidroga in via Giuseppe Impastato, al limitare del "bosco della droga" di Rogoredo (Milano). Ieri, mercoledì 18 febbraio, sono stati inseriti nel registro degli indagati anche altri 4 agenti, accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso.

"Questa novità rafforza quelli che sono stati i nostri dubbi sin dall'inizio, ovvero sul fatto che il nostro assistito avrebbe puntato una pistola finta contro il poliziotto, dandogli il pretesto e il motivo per ucciderlo", ha riferito a Fanpage.it l'avvocato Marco Romagnoli, che insieme alla collega Debora Piazza rappresenta la famiglia della vittima. "Come dimostrano anche i risultati dell'autopsia, la versione resa dall'agente fa acqua da tutte le parti". L'ipotesi dei legali, come riportato da Ansa, è che il 28enne "non avesse la pistola" e che qualcuno l'avrebbe messa lì successivamente.

La sparatoria e le indagini

Secondo la versione resa dall'agente, il 28enne avrebbe puntato un'arma – poi risultata essere una pistola a salve – contro di lui, costringendolo a sparare per difendersi. Tuttavia, secondo quanto riferito a Fanpage.it dall'avvocato Marco Romagnoli gli esiti preliminari dell'autopsia e la ricostruzione della traiettoria del colpo sembrerebbero raccontare una dinamica differente: il proiettile avrebbe colpito il giovane "di lato", dunque, "la vittima non poteva star guardando e quindi puntando l'arma contro il poliziotto".

Inoltre, stando ai risultati delle luci forensi, utilizzate per rilevare le tracce invisibili a occhio nudo, non sono state rilevate impronte digitali sulla replica della Beretta 92 che Mansouri avrebbe impugnato la sera del 26 gennaio. Anche se, come ha spiegato a Fanpage.it Salvatore Spitaleri, biologo forense e criminalista, ex Ris dei carabinieri di Messina, potrebbe essere dovuto anche "a causa del fango" che potrebbe "aver cancellato eventuali tracce".

A complicare ulteriormente il quadro della vicenda è anche la ricostruzione delle ore precedenti alla sparatoria. Dopo un servizio in solitaria nella zona di piazzale Corvetto, l'agente ha riferito di essersi spostato verso il bosco di Rogoredo, dove ha poi incontrato Mansouri. Una sequenza di azioni e decisioni operative che la procura sta ora analizzando nel dettaglio, verificando la coerenza tra quanto dichiarato e gli elementi raccolti.

Tutti questi elementi hanno portato gli inquirenti a interrogarsi non solo su quanto accaduto lo scorso 26 gennaio, ma anche sulla condotta dell'agente in procedimenti passati. Per questo, la procura di Milano ha aperto un fascicolo per falso ideologico a carico del poliziotto riguardo un verbale d'arresto del 2024 a carico di un 20enne tunisino, poi assolto. Il tribunale di Milano aveva anche trasmesso gli atti ai pm per valutare "condotte penalmente rilevanti" perché erano emerse "numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza".

Oggi, a quasi un mese di distanza dalla morte del 28enne, il pm Giovanni Tarzia, che coordina le indagini insieme con il procuratore Marcello Viola, ha notificato gli inviti a comparire ai 4 nuovi indagati che saranno interrogati nei prossimi giorni. "Io e l'avvocata Piazza accogliamo con grande stupore e con la massima stima per la procura questa notizia", ha commentato a Fanpage.it l'avvocato Romagnoli. "Questa novità rafforza i nostri dubbi sin dall'inizio. Mansouri era un ragazzo giovane, faceva lo spacciatore, ma non era uno sbandato, non faceva uso di stupefacenti, era lucido e centratissimo. Non avrebbe mai realizzato una condotta tanto irrazionale come quella di puntare una pistola finta contro un poliziotto, dandogli il pretesto e il motivo per ucciderlo".

In collaborazione con Chiara Daffini

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