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Ucciso da un poliziotto a Rogoredo, il legale dopo autopsia: “Era di lato, non poteva puntare l’arma verso l’agente”

Autopsia su Adberrahim Mansouri, ucciso a Milano da un poliziotto in un controllo anti droga. L’avvocato della moglie a Fanpage.it: “Confermati i nostri dubbi sulla versione dell’agente”.
A cura di Chiara Daffini
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La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse
La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse

Si è tenuta nella giornata di oggi, martedì 3 febbraio, l'autopsia sul corpo di Adberrahim Mansouri, il 28enne che lo scorso 26 gennaio è stato ucciso da un poliziotto durante un controllo anti droga nel quartiere Rogoredo, periferia sud di Milano. L'avvocato Marco Romagnoli, che insieme alla collega Debora Piazza rappresenta la famiglia della vittima, conferma a Fanpage.it i dubbi già avanzati da entrambi i legali sulla ricostruzione della vicenda fatta dall'agente di polizia, indagato per omicidio volontario. Il 42enne assistente capo di polizia del commissariato Mecenate ha riferito di aver sparato in risposta a un'arma – poi rivelatasi a salve – puntata verso lui e i colleghi da parte di Mansouri.

I legali dei Mansouri, "Ricostruzione dubbia"

"Le primissime evidenze che abbiamo dall'autopsia – spiega l'avvocato Romagnoli a Fanpage.it – confermano i nostri forti dubbi sulla ricostruzione fatta dall'agente indagato. Il poliziotto afferma infatti che Adberrahim Mansouri gli abbia puntato contro una pistola, poi rivelatasi finta, ma i primi rilievi dell'esame autoptico dicono che Mansouri è stato colpito alla testa circa tre dita sopra l'orecchio destro, quindi in una posizione completamente laterale".

"Il che – continua il legale, che rappresenta moglie e figlia del 28enne ucciso – lascia intendere che al momento dello sparo il 28enne non fosse rivolto verso il poliziotto, ma fosse girato verso destra rispetto alla pistola che l'ha colpito, posizione che non si concilia per niente con la dinamica di puntamento dell'arma descritta dal poliziotto, perché se io punto un'arma verso qualcuno come minimo lo guardo in faccia".

L'avvocato dell'agente, "Autopsia conferma la sua versione"

Interpretazione completamente opposta viene data dalla difesa dell'agente indagato. "Si conferma che la distanza di sparo è ben superiore ai 25 metri – riferisce in una nota l'avvocato Pietro Porciani – (il poliziotto aveva dichiarato 20 metri) e che il proiettile entra a livello temporoparietale destro con andamento verso la parte posteriore del cranio, ma senza uscire".

"Tali considerazioni – aggiunge Porciani – risultano compatibili con uno sparo quando il poliziotto si trovava di fronte a Mansouri". Il prossimo 9 febbraio, anticipa il legale, verrà esaminata la pistola giocattolo in possesso di Adberrahim Mansouri la sera in cui ha perso la vita.

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