Uccise e strangolò il domestico di una villa in pieno centro a Milano: 28enne verso il processo

La Procura di Milano ha chiuso le indagini relative all'omicidio di Angelito Acob Manansala, il collaboratore domestico di una villa Liberty di via Randaccio che, il 20 aprile 2025, che sarebbe stato strangolato e ucciso dal 28enne Dawda Bandeh. L'uomo rischia il processo. Nei mesi scorsi, il giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro aveva disposto la perizia psichiatrica, richiesta dal pubblico ministero Andrea Zanoncelli, che aveva accertato la piena capacità di intendere e di volere dell'indagato e la sua capacità di "simulare".
Dopo l'arresto, il 28enne era stato indagato e aveva raccontato di essere entrato nell'abitazione, di aver mangiato e fatto una doccia, di aver indossato alcuni abiti trovati nell'armadio e di aver dormito. Non ha mai ammesso l'omicidio. Anzi, aveva affermato che, una volta svegliato, aveva fatto "il giro della casa" e trovato l'uomo a terra. O meglio. In un primo momento ha detto di aver visto "una pianta a terra", ma "non la persona morta". Inoltre di non sapere bene cosa fosse successo perché erano giorni "confusi", "pioveva" e "faceva freddo". A ogni modo, aveva quindi deciso di scappare, ma si era ritrovato circondato dalla polizia.
Né il pm né il gip hanno creduto a questa versione. Per l'accusa, Manansala era appena rientrato dalla passeggiata con i cani quando ha sorpreso l'uomo che rubava. Temendo che il 61enne potesse chiamare le forze dell'ordine, lo avrebbe strangolato. A quel punto, si sarebbe quindi trattenuto nella villa per tutto il giorno fino al rientro del proprietario di casa avvenuto alle 18. Il padrone di casa ha beccato il ladro mentre rovistava tra i cassetti con il cadavere del domestico a terra. Ha quindi chiuso la porta e chiamato la polizia. Il 28enne è stato poi bloccato con un taser.
Le indagini hanno permesso di appurare una piena lucidità del 28enne – che quella mattina era appena uscito dalla caserma dei carabinieri con una denuncia per violazione di domicilio e alcuni giorni prima era stato denunciato per furto – che, dopo l'omicidio, si sarebbe cambiato i jeans che avrebbe riposto piegati per indossare un paio di pantaloni trovati in casa e sarebbe poi uscito e rientrato nella vita dove avrebbe rubato un portafoglio con 90 euro e tremila dollari nascosti in un armadio.
Manansala aveva 61 anni e si sarebbe dovuto sposare a ottobre 2025 nelle Filippine con la compagna Laurelia Arriola, con cui conviveva da sei anni a Milano.