La notte tra il 18 e il 19 aprile ha ucciso la compagna Alessandra Cità che lo aveva ospitato per il lockdown. Ha impugnato un fucile e ha sparato mentre la donna, una tramviera dell'Atm, dormiva. Ora Antonio Vena, 47enne operaio ed ex guardia venatoria, andrà a processo davanti alla Corte d'Assise di Milano: così ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Milano Alessandra Simion accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giovanni Tarzia. La decisione di rinviare a giudizio l'ex compagno arriva anche dopo la confessione del 47enne che a poche ore dal delitto ai carabinieri di Cassano D'Adda aveva detto: "Voleva lasciarmi, l'ho ammazzata".

L'uomo era stato denunciato due volte dalla sua ex moglie

La coppia era insieme da 9 anni e negli ultimi mesi erano in crisi anche a causa della distanza: lui viveva a Bressanone, in provincia di Bolzano, mentre lei viveva nell'hinterland milanese. Allo scoppio della pandemia però il 47enne era in ferie forzate e così ha raggiunto la compagna nel suo appartamento. La donna gli aveva aperto la porta e lo ha ospitato per giorni, ma le sue intenzioni erano quelle di lasciarlo. Poi la tragica notte: Vena ha preso il fucile a pompa calibro 12 regolarmente detenuto dalla compagna e le ha sparato un colpo alla testa. Poi è andato dai carabinieri della compagnia di Cassano d'Adda e ha confessato il delitto: ai militari ha detto di averlo fatto per motivi passionali, per gelosia, al culmine di un litigio. La compagna non lo aveva mai denunciato in precedenza per violenza, ma nel passato dell'uomo ci sono due denunce sporte dalla ex moglie, da cui aveva avuto un figlio. Una prima denuncia risale al 2009, una seconda al 2012 quando l'uomo avrebbe inseguito la donna in macchina fino a tamponarla e farla uscire di strada.