Tram deragliato a Milano, le telecamere non hanno ripreso i secondi finali: blackout prima dell’incidente

Avrebbe smesso di funzionare, la telecamera che è stata montata sul Tramlink 7707 – il mezzo coinvolto nell'incidente con due morti e cinquanta feriti in viale Vittorio Veneto 8 a Milano – che avrebbe dovuto riprendere tutto il tragitto, compreso il momento dell'incidente. Stando a quanto riferito fino a questo momento, le immagini sarebbero diventate nere quando il mezzo è arrivato alla fermata e ricomparirebbero solo quanto il tram si è ormai schiantato contro l'edificio che si trova all'angolo con via Lazzaretto. Si tratta di un buco di pochi secondi, che potrebbe essere dovuto a un blackout causato da un calo di tensione. Questo potrebbe quindi dimostrare che vi sia stato un guasto, che potrebbe aver inciso sugli altri comandi. Un'ipotesi, questa, che si aggiunge alla matassa che la procura di Milano sta cercando di dipanare.
La pubblico ministero Elisa Calanducci e il Procuratore Marcello Viola, nel decreto di sequestro che è stato notificato ieri all'azienda di trasporti milanese Atm, hanno scritto che le ipotesi su cui indagano sono due: l'errore umano o il malfunzionamento tecnico. Una delle due piste avrebbe portato il mezzo a non andare dritto per la sua strada, a imboccare la curva a sinistra a tutta velocità e a finire contro il palazzo. La Procura, tra i vari punti da chiarire, cercherà di comprendere perché non sia bastato il sistema "uomo morto" e quindi il pulsante che l'autista deve premere ogni 2,5 secondi durante la marcia per dimostrare di essere vigile.
Per quanto riguarda le immagini, pur non avendo quelle delle telecamere del tram, gli inquirenti potranno analizzare quelle registrate dalla dashcam di un taxi e da altre telecamere presenti lungo il tragitto. Attualmente nel registro degli indagati è iscritto il tranviere, il 60enne Pietro Montemurro, con l'accusa di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. Gli inquirenti contestano l'alta velocità e la "negligenza, imprudenza e imperizia" per non aver azionato lo scambio che avrebbe impedito la svolta a sinistra. Non è escluso che nel registro degli indagati possano finire altre persone.
Fin dal primo momento, agli investigatori ha detto di essersi sentito male e aver visto tutto nero. Ha detto che, mezz'ora prima, era sceso dal mezzo per aiutare una persona con disabilità a salire. La sedie a rotelle lo avrebbe colpito all'alluce del piede sinistro provocandogli un dolore che sarebbe peggiorato di minuto in minuto. Avrebbe poi avuto un "evento sincopale". Gli inquirenti stanno cercando di capire se sia realmente così o meno. Per questo motivo, stanno attendendo le analisi sulla scatola nera, sul cellulare del 60enne e hanno acquisito le comunicazioni tra l'autista e la centrale operativa. Per il momento, non sarebbero emersi dialoghi che dimostrino che Montemurro abbia segnalato l'infortunio.
Ci sarebbe poi una telefonata che il tranviere ha fatto dopo il disastro. A un collega avrebbe detto: "Male, male, male, deragliamento".
