Sono cinque i nuovi indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti in Atm (Azienda trasporti milanesi) che si evincono da un nuovo interrogatorio di Paolo Bellini, il capoarea di Atm arrestato insieme ad altri 12 il 22 giugno scorso per le irregolarità su otto appalti distinti sugli impianti di automazione delle metropolitane per un valore totale di circa 150 milioni di euro. Come riferito dal Corriere della Sera, i cinque nuovi iscritti al registro degli indagati portano il nome di due aziende, l'Hitachi Rail Sts e la Siemens Italia. Con loro, anche due manager della prima e il responsabile gare della seconda.

Bellini avrebbe smentito altri indagati

Stando a quanto riferito dal giornale di via Solferino, durante l'interrogatorio Bellini avrebbe mostrato una serie di appunti, presi durante questi mesi in carcere, per smentire alcune testimonianze degli altri indagati. Ad esempio, Bellini avrebbe contraddetto Paolo Alberti, il manager di Alstom, altra azienda indagata, dicendo che è "inverosimile che dica di conoscermi a malapena". Questo perché, a detta del capoarea Atm, i due si sarebbero confrontati almeno una volta a settimana per dieci lunghi anni. Insieme a Hitachi, Siemens e Alstom, anche Engineering e Ceit sono aziende indagate in merito alle responsabilità amministrative delle società per reati commessi dai propri vertici nell'interesse aziendale.

Hitachi avrebbe preteso un intermediario per proteggersi

Da un altro interrogatorio di Bellini, emergerebbe poi che il medesimo avrebbe ricevuto richiesta da Hitachi di non interfacciarsi direttamente con i suoi tecnici per preservare l'azienda. Le informazioni venivano quindi trasmesse tramite un intermediario che le proponeva su chiavetta usb per poi, una volta modificate, tornare a Hitachi. In cambio, l'azienda avrebbe promesso 30.000 euro a Bellini solo per il servizio di consulenza più ulteriori 100-150.000 in caso di aggiudicazione della gara. Dei trentamila iniziali, Bellini avrebbe riferito di aver ricevuto solo 19.000 euro. In questo contesto va poi posta l'irritazione nei confronti di un dipendente Atm, indagato anch'egli da giugno, che doveva lavorare sui documenti di Hitachi come richiesto dallo stesso Bellini. Questi avrebbe lavorato infatti su un proprio pc portatile non collegato al sistema di Atm lasciandolo in bella vista senza preservarne i contenuti da terzi.

La posizione di Siemens e del suo capo operativo

Per quanto riguarda poi Siemens, già indagata per la contestazione di flusso di informazioni per truccare le gare a proprio favore, pare che il capo di Siemens Mobilty Italia fosse costantemente aggiornato della situazione dando il proprio benestare all'operazione. Qualora Siemens avesse vinto l'appalto, avrebbe subappaltato parte dei lavori alla Ceit, azienda anch'essa indagata e grosso fornitore di Siemens. Questa avrebbe poi girato circa 6 o 7 milioni di euro alla Mad srl, una società di cui Bellini faceva parte.