Tragico episodio all'interno del carcere di Bollate, penitenziario "modello" alle porte di Milano. Nella giornata di ieri, giovedì 18 febbraio, un uomo di circa 50 anni si è tolto la vita impiccandosi all'interno della propria cella. La vittima, di nazionalità italiana, era detenuta per reati a sfondo sessuale. Gli agenti della polizia penitenziaria e i soccorritori del 118, intervenuti a Bollate dopo l'allarme, non sono purtroppo riusciti a evitarne la morte.

A comunicare la notizia del suicidio è stato il Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria. Alfonso Greco, segretario per la Lombardia, sottolinea in un comunicato come "le condizioni lavorative del personale di polizia penitenziaria sono sempre più gravose e, probabilmente, se avessimo maggiori risorse umane insieme ad altre figure deputate alla cura del disagio psicologico si riuscirebbe ad aiutare maggiormente quei soggetti a rischio suicidio. Per altro, l’ennesimo suicidio di una persona detenuta in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari".

Capece (Sappe): Siamo sotto organico di quattromila unità

Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, a Fanpage.it quantifica la carenza del personale nelle carceri italiane: "Siamo sotto organico di quattromila unità, questo comporta turni di lavoro di 8-9 ore al giorno e un carico di lavoro che purtroppo incide fortemente sulla psiche degli agenti penitenziari. È di ieri, purtroppo, anche la notizia del suicidio di un agente a Bitritto, vicino Bari, che si è sparato con la pistola d'ordinanza". "Dico spesso che la vita degli agenti di polizia penitenziaria è simile a quella dei carcerati, con la differenza che noi non abbiamo commesso nessun reato".

Situazione critica per i detenuti, tra sovraffollamento e attività sospese per il Covid

Ma la situazione nelle carceri italiane è drammatica anche e soprattutto per i detenuti: oltre all'annoso problema del sovraffollamento, l'emergenza Covid-19 ha tra le altre cose portato alla sospensione di tutte quelle attività che prevedevano l'ingresso di volontari e personale dall'esterno e alla cancellazione anche dei corsi professionali, che grazie all'insegnamento di un lavoro sono la chiave per il reinserimento dei detenuti nella società, evitando le recidive. Drammatico anche il dato relativo ai suicidi in carcere: quello di ieri è stato il secondo del 2021, secondo il sito "Ristretti orizzonti", dopo un 2020 che ha visto però un aumento di gesti estremi dietro le sbarre: 61, contro i 53 suicidi dell'anno precedente.