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Rubano gioielli ai cadaveri, a processo 7 operai comunali di Milano: “Spartiti 3mila euro trovati nel materasso”

Sette operai del Comune di Milano sono accusati di furto, ricettazione e in due casi di favoreggiamento. Tra il 2024 e il 2025 avrebbero rubato ai cadaveri di cui si dovevano occupare.
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per sette dipendenti dell'Area servizi funebri e cimiteriali del Comune (di cui uno ancora in servizio, uno dimesso e gli altri cinque trasferiti ad altri uffici) accusati di furto, ricettazione e in due casi anche di favoreggiamento. Secondo quanto ricostruito dalle indagini della polizia locale, tra il 2024 e il 2025 avrebbero sottratto catenine, ori e anelli ai cadaveri di cui si dovevano occupare per poi rivendere tutto nei Compro Oro. A volte avrebbero anche rubato denaro contante durante le operazioni di routine nelle abitazioni dei defunti, approfittando dell'assenza dei parenti. Il processo a loro carico si aprirà con l'udienza preliminare fissata per martedì 24 febbraio.

Le indagini riguardano sette dipendenti comunali di Milano che nel periodo dei fatti contestati, tra il 2024 e il 2025, lavoravano presso il Cimitero Maggiore della città. Durante i vari accertamenti, gli investigatori guidati dal pm Antonio Cristillo avrebbero incontrato diverse difficoltà nel cercare di ricostruire la vicenda, dovute soprattutto a un clima di "omertà" e "collaborazione" tra gli indagati e gli altri lavoratori. Come riportato dal Corriere della Sera, un operaio non coinvolto nelle accuse la scorsa primavera aveva raccontato cosa accadeva all'interno dell'Obitorio: "Siamo in 28 là dentro, ma non tutti onesti", aveva dichiarato, facendo il nome di tre colleghi che, secondo lui, sarebbero "brutte persone, abbiamo paura di ritorsioni".

La svolta è arrivata il 3 aprile 2025, quando uno degli indagati (il 52enne che si è poi dimesso) ha confessato davanti agli investigatori della Squadra Interventi spiegando come avvenivano i colpi: "Quando entri negli appartamenti, dici ai parenti di andare nell’altra stanza, perché la movimentazione della salma è brutta da vedere". Sarebbe in quel momento che gli operatori dell'Obitorio "aprono armadi e cassetti". Ha raccontato di due colleghi che davanti a lui avevano "aperto un portagioie e preso due anelli", oppure ancora in un altro caso erano "tornati con il portafoglio gonfio di soldi, caduti togliendo la salma dal materasso". I furti sarebbero avvenuti anche dentro le stesse stanze dell'Obitorio. Se il verbale che accompagnava le salme non citava oggetti personali, "venivano spogliate di tutto".

Nei giorni scorsi, il pm Cristillo ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per sette uomini, tra i 31 e i 60 anni. L'udienza preliminare è stata fissata per il 24 febbraio. Le accuse riguardano vari episodi di furto, ricettazione e due contestazioni di favoreggiamento, in quanto avrebbero cercato di sviare le indagini avvisando i complici delle intercettazioni degli investigatori. Degli imputati, solo il più anziano è ancora in servizio al Cimitero Maggiore, con il 52enne che si è dimesso e gli altri che sono stati trasferiti ad altri uffici amministrativi.

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