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Riccardo Claris ucciso dopo una lite al bar, a processo il 19enne Jacopo De Simone: rischia l’ergastolo

Jacopo De Simone è stato rinviato a giudizio a Bergamo per omicidio aggravato dai futili motivi. A maggio 2025 il 19enne aveva ucciso con una coltellata il 26enne Riccardo Claris dopo una lite scoppiata per motivi calcistici in un bar.
A cura di Enrico Spaccini
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Riccardo Claris (foto da Facebook)
Riccardo Claris (foto da Facebook)

È stato rinviato a giudizio per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e porto abusivo di coltello Jacopo De Simone, il 19enne accusato di aver ucciso Riccardo Claris la notte del 4 maggio 2025 con una coltellata in via Ghirardelli a Bergamo. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, De Simone avrebbe colpito il 26enne con un coltello da cucina dopo una lite per motivi calcistici scoppiata alcuni minuti prima in un bar nei pressi dello stadio dell'Atalanta. L'avvocato del 19enne, Luca Bosisio, ha sostenuto che quella discussione non c'entrasse con l'aggressione e che il 19enne avrebbe aggredito Claris perché temeva per l'incolumità del fratello gemello. Per la pm Maria Esposito, però, non ci sarebbe stato alcun pericolo reale che potesse giustificare l'omicidio. Il processo inizierà il 20 maggio in Corte d'Assise e De Simone rischia l'ergastolo.

L'omicidio di Claris dopo la lite al bar

Le indagini su quanto accaduto il 4 maggio di un anno fa sono state condotte dai carabinieri della sezione Operativa della Compagnia di Bergamo. Quella sera De Simone, tifoso interista, era entrato in un bar in zona Borgo Santa Caterina insieme a otto amici, tra cui il fratello gemello e la fidanzata di quest'ultimo. Ad un certo punto, il gruppo di De Simone avrebbe iniziato a intonare cori contro l'Atalanta, squadra tifata da Claris e dalla sua compagnia anche loro in quello stesso locale. In quel momento sarebbero nati i primi screzi, con De Simone che si era poi allontanato verso casa sua in via dei Ghirardelli seguito da Claris e il resto del gruppo atalantino.

Il 19enne sarebbe, poi, salito nella sua abitazione e, dopo un confronto con la madre, avrebbe preso dalla cucina un coltello. Nel frattempo, la stessa madre era scesa in strada, riuscendo a convincere Claris e i suoi amici ad andare via. Poco dopo, però, De Simone ha raggiunto il 26enne e gli ha sferrato la coltellata che nel giro di pochi minuti si è rivelata letale.

Le accuse a De Simone

Durante l'udienza preliminare che si è celebrata oggi, mercoledì 11 marzo, al Tribunale di Bergamo l'avvocato Bosisio ha chiesto al giudice Luca Bonifacio di escludere l'aggravante dei futili motivi contestata dalla Procura. Secondo il legale, il 19enne avrebbe colpito perché temeva per le sorti del fratello gemello e che il movente del delitto non fosse la lite iniziata al bar. Il gup, però, ha deciso di riconoscere l'aggravante, supportando la tesi della pm Esposito secondo la quale non c'era alcun pericolo reale per i familiari di De Simone.

Detenuto presso il carcere di Cremona, De Simone dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Poiché la pena massima prevista per questo tipo di reato è l'ergastolo, il processo verrà celebrato in Corte d'Assise e avrà inizio il prossimo 20 maggio. Si sono costituite parti civili la madre, la nonna e le sorelle di Claris, assistite dagli avvocati Fabrizio Losito, Federico Merelli e Michele Facchinetti.

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