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Resta in carcere Liliana Barone, accusata dell’omicidio di Carlo Gatti. L’avvocata: “Faremo ricorso”

Il gip di Pavia ha deciso che Liliana Barone deve rimanere in carcere. La 45enne è accusata dell’omicidio di Carlo Gatti, trovato senza vita nella sua abitazione lo scorso 4 febbraio.
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A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

Liliana Barone, accusata di aver ucciso Carlo Giovanni Gatti, resta in carcere. Lo ha deciso oggi, giovedì 8 febbraio, la gip del Tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli dopo l'interrogatorio di garanzia che si è svolto ieri nella sezione femminile della casa circondariale di Vigevano. La 45enne ha sempre dichiarato la sua totale innocenza e la sua legale, Laura Sforzini, ha annunciato che ricorrerà al Tribunale del riesame: "Parlando con gli operatori del 118 può aver accennato al senso di colpa che provava per non essere riuscita a soccorrere il signor Gatti", ha detto l'avvocata.

L'arresto di Liliana Barone

Carlo Gatti è stato trovato senza vita nella camera da letto della sua abitazione a Colli Verdi lo scorso 4 febbraio con evidenti ferite alla testa. A dare l'allarme era stata proprio Barone, che viveva con l'89enne e che si prendeva cura di lui.

All'arrivo dei carabinieri, la 45enne avrebbe parlato in stato confusionale di un incidente che sarebbe stata la causa della morte dello zio del suo ex marito. Il giorno seguente, Barone è stata arrestata per omicidio anche se ancora movente e dinamica non sono chiari.

Il pm Paolo Mazza ha chiesto per lei la custodia cautelare in carcere in base al rischio di reiterazione del reato, in attesa che l'autopsia in programma all'istituto di Medicina legale di Pavia fornisca ulteriori elementi su cui basare le indagini.

"Non ci sono elementi per sostenere la sua responsabilità"

Gatti era accudito da Barone e aveva diversi problemi di salute. Negli ultimi mesi, le patologie di cui era affetto gli avevano procurato difficoltà anche nella deambulazione. Il suo cadavere a un primo esame mostrava una chiara ferita alla nuca, dalla quale è uscito molto sangue. Al momento, non sarebbe stato trovato alcun oggetto che possa far pensare a un'aggressione con un oggetto contundente.

Secondo Sforzini, che difende la 45enne, "non ci sono elementi per sostenere la responsabilità di Barone nella vicenda" per questo motivo, alla luce della decisione del gip, si rivolgerà al Tribunale del riesame per chiedere la sua scarcerazione.

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