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Ragazzi morti in via Cantoni a Milano, il 26enne accusato del rogo: “Non sono stato io, c’erano altre 3 persone”

Washi Laroo, che secondo la Procura di Milano sarebbe l’esecutore materiale dell’incendio del 12 settembre 2024 in cui morirono 3 giovani, ha respinto le accuse. Il 26enne ha parlato di “altre 3 persone sul tetto”.
A cura di Enrico Spaccini
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Il magazzino di via Cantoni a Milano distrutto dall’incendio
Il magazzino di via Cantoni a Milano distrutto dall’incendio

"Non ho commesso questo, c'erano altre tre persone sul tetto". È quanto dichiarato da Washi Laroo durante l'udienza di ieri, mercoledì 25 marzo, del processo che lo vede imputato in qualità di "esecutore materiale" dell'incendio che il 12 settembre 2024 ha devastato il magazzino-showroom di via Cantoni a Milano uccidendo tre giovani che dormivano al suo interno. Il 28enne ha provato a difendersi sostenendo che quella sera era andato là "per un altro motivo" e di essersi allontanato dopo l'incontro con quegli "uomini". A processo in Corte d'Assise insieme a lui, con le accuse di omicidio volontario plurimo, incendio e tentata estorsione, ci sono anche Yijie Yao e Bing Zhou, i presunti mandanti che avrebbero agito per un presunto debito da 40mila euro che il proprietario del magazzino avrebbe avuto nei loro confronti. Il prossimo 15 aprile ci sarà la requisitoria del pm Luigi Luzi.

L'incendio era scoppiato intorno alle 23 di giovedì 12 settembre 2024 in un magazzino-showroom di arredamenti in via Cantoni, zona Certosa. All'interno si trovavano un 24enne, che presto avrebbe iniziato a lavorare per quell'attività e che aveva chiesto ospitalità per qualche giorno, e due fratelli di 17 e 18 anni, un ragazzo e una ragazza parenti dei proprietari. Come raccontato dal titolare dell'attività, i tre erano stati svegliati dalle fiamme e dal fumo, ma non erano riusciti a scappare.

A dicembre 2024 i carabinieri, coordinati dal pm Luzi, avevano arrestato tre persone: il 36enne Yijie Yao, il 42enne Bing Zhou e, nei Paesi Bassi, il 28enne Washi Laroo. I primi due sono accusati di essere i mandanti dell'omicidio, mentre il terzo di essere stato colui che ha appiccato il rogo. Yao e Zhou lo avrebbero ingaggiato per vendicarsi del proprietario dello showroom il quale avrebbe avuto con loro un debito da circa 40mila euro. Debito che la vittima nelle scorse udienze ha ribadito di non aver mai contratto.

Laroo, invece, ha respinto l'accusa di aver appiccato il fuoco. Il 28enne, in circa due ore di dichiarazioni spontanee, ha ammesso di essersi recato quella sera presso lo showroom di via Cantoni ma, mentre stava cercando di entrare dal tetto, avrebbe visto "altre tre persone". Ha raccontato di "uno che mi ha anche colpito" e, quindi, "mi sono spaventato e sono scappato. Poi è successo quello che si sa". Il 28enne ha concluso dicendo di aver pensato che le tre persone trovate morte nel rogo "fossero quei tre sul tetto".

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