Quali sostanze tossiche ci sono attorno all’Arena Santa Giulia: non sarà tutto bonificato per le Olimpiadi

di Beatrice Barra e Giorgia Venturini
I Giochi Olimpici, oltre a essere l'evento sportivo più importante al mondo, dovrebbero rappresentare anche un motore di riqualificazione urbanistica, un'occasione per ripensare gli spazi delle città ospitanti. Proprio da qui nasce il concetto di "legacy" di cui stiamo sentendo parlare spesso in relazione alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026: significa "eredità duratura" e prevede che le strutture e gli interventi realizzati in vista dei Giochi facciano parte di una visione a lungo termine funzionale alle esigenze della comunità.
Questo concetto vale anche quando si parla di riqualificare aree già esistenti, come quella di Santa Giulia in cui è stata edificata anche l'Arena che ospiterà le competizioni di hockey sul ghiaccio e che, nelle ultime settimane, è stata al centro di diverse polemiche sullo stato dei lavori. Sull'ex sito industriale milanese esteso 65 ettari (il lotto dell'Arena ne ricopre 5) esiste un progetto che prevede la trasformazione dell'area inquinata da decenni in uno dei punti chiave della città. In questo senso, la candidatura ai Giochi Olimpici è stata – o meglio, avrebbe potuto essere – l'occasione per programmare e completare gli interventi di bonifica e riqualifica che i cittadini attendono dalla fine degli anni '80, quando è avvenuta la dismissione degli impianti industriali.
Peccato che, invece – a ridosso delle Olimpiadi –, attorno all'Arena Santa Giulia ci sia una grande distesa di nulla e che non tutta la zona che circonda il palazzetto sia stata completamente bonificata. Come ha spiegato Risanamento S.p.a., l'azienda che si occupa della bonifica dell'area attorno all'Arena, a Fanpage.it: "I 65 ettari dell'area sono stati divisi in 3 macrofasi. Le prime due fasi sono già state bonificate. Post olimpiadi verrà bonificata l'ultima parte", ovvero 25 ettari.

Ecco quindi che sorgono diverse domande, tra cui: quali sostanze nocive si trovano in quel terreno? E, soprattutto, possono essere nocive ancora adesso, contando che per le Olimpiadi c'è stato un importante movimento terra? Rispondiamo subito: no, ma il tema dell'inquinamento del sottosuolo e delle falde richiede un po' di attenzione.
A Fanpage.it spiega tutto Gianni Del Pero, responsabile WWF per la Città Metropolitana di Milano e con un'esperienza all'interno di Arpa Lombardia negli anni in cui era partita la prima bonifica nella zona Santa Giulia: "Su questo territorio sorgeva la Montedison che produceva prodotti chimici e petrolchimici, polipropilene e fibre sintetiche. Ma sono stati gli scarichi in falda a creare i problemi da cui è nato il ‘caso Santa Giulia'. Secondo Arpa la prima falda situata a una profondità di circa 40 metri presentava un inquinamento da solventi clorurati che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge con elevate concentrazioni di tetracloroetilene e triclorometano. Tutte sostanze cancerogene in cocktail con altre sostanze quali cadmio e arsenico e, soprattutto, cromo esavalente, il più pericoloso perché si disperde molto facilmente in falda con effetti cancerogeni".
Anche se le falde potrebbero essere ancora contaminate, non costituiscono più un rischio perché "i pozzi in prossimità di Santa Giulia o sono stati cementati oppure esclusi dalla rete fognaria", come spiegato da Del Pero.
Di chi sono i terreni di Santa Giulia e chi sta facendo la bonifica
I lavori per la bonifica della area Santa Giulia sono stati affidati a Risanamento S.p.A., attraverso la controllata Milano Santa Giulia S.p.a., ma di chi sono ora questi terreni? "Il fondo Lendlease MSG Heartbeat, fondo immobiliare chiuso gestito da Lendlease Italy SGR, detiene i diritti di superficie e di sviluppo sull’area Nord di Milano Santa Giulia. Escluse le aree dell’Arena, dell’Esselunga e quella del Conservatorio ‘Giuseppe Verdi‘", precisa a Fanpage.it la stessa Lendlease, ovvero la società proprietaria della maggior parte dei terreni attorno all'Arena (la struttura olimpica invece è di proprietà di Eventim).
E aggiunge: "I lavori di bonifica sono ancora in corso e sono di esclusiva responsabilità di Risanamento S.p.A. Un calendario dei lavori è in fase di definizione per il resto dello sviluppo, che affronterà i ritardi nei lavori di bonifica e infrastrutturali di responsabilità di Risanamento S.p.A".

Risanamento S.p.a a Fanpage.it precisa: "Tutti gli operatori impegnati nei lavori hanno fatto i salti mortali per chiudere i lavori. Le bonifiche per le Olimpiadi sono concluse. Ora mancano solo le bonifiche previste per il post giochi olimpici che si legheranno ai lavori di sviluppo che si faranno successivamente". Eppure quando Fanpage.it è stata nel cantiere Santa Giulia circa un anno fa, Giammichele Melis (direttore di progetto per Arup) aveva dichiarato che tutta la bonifica attorno all'Arena sarebbe stata completata prima dell'accensione del braciere olimpico, previsto per il 6 febbraio. E invece non sarà così.
Riassumendo: prima di iniziare i lavori dell'Arena i lotti interessati dalla costruzione della struttura sono stati bonificati. Come? Posizionando delle strutture di cemento che hanno messo in sicurezza le sostanze tossiche presenti nel terreno che, quindi, sono ancora lì, ma non sono più pericolose. Il discorso è diverso per alcuni lotti esterni all'Arena (e, quindi, non di proprietà di Eventim) che dovranno essere bonificati dopo le Olimpiadi.
Questo vuol dire che, in quei terreni non ancora bonificati, i materiali tossici potrebbero ritornare pericolosi al primo movimento importante della terra – per esempio per costruire –, se non verranno prese le corrette precauzioni. Ma entriamo nel dettaglio.
Il reale rischio delle sostanze tossiche attorno l'Arena
Gianni Del Pero spiega le basi di una messa in sicurezza: "Le bonifiche possono essere effettuate con due modalità: o con la rimozione fisica del contaminante oppure mediante un'analisi di rischio, ovvero quelle analisi che verificano le concentrazioni di contaminanti a diverse profondità e la possibilità che questi contaminanti possano essere veicolate nelle componenti ambientali come in atmosfera o in falda".
Quindi: "Se l'analisi di rischio rivela che le concentrazioni di contaminanti sono a una profondità tale da non essere un pericolo per le falde o per l'atmosfera, vuol dire che le sostanze nocive possono stare nel terreno senza problemi. Se eventualmente serve una messa in sicurezza si metterà una barriera ulteriore di cemento (che si chiama capping) per bloccare il disperdersi delle sostanze e impedire così eventuali contaminazioni".
Per quanto riguarda Santa Giulia "il progetto iniziale della bonifica degli anni 2000 partiva con la rimozione fisica di tutto il contaminante prodotto dalla Montedison sia nei terreni che in falda. Poi in corso d'opera, per una seria di motivi e per un decreto ministeriale del 2006, si è passati alle progressive analisi di rischio: si dimostrò che gli interventi di bonifica fatti finora erano sufficienti e che con gli eventuali accorgimenti di cemento era possibile costruirci sopra".
La bonifica di quest'area era passata anche in Tribunale: in un primo momento erano stati dati giudizi non approfonditi sulla messa in sicurezza di quei terreni, tanto che nel 2018 la Cassazione ha confermato la condanna a 8 mesi per Paolo Perfumi, ex responsabile dell'Ufficio bonifiche dell'Arpa.

La successiva analisi di rischio ha evidenziato la presenza di contaminanti nel terreno e nella falda acquifera, ma la loro concentrazione è tale che non possono produrre danno alla popolazione di quell'area. L'analisi di rischio è stata fatta su tutta l'area e si è proceduto con la messa in sicurezza del terreno con il capping prima di muovere la terra ed edificare su quelle aree. "Se queste zone non venissero edificate, non ci sarebbe la necessità di procedere con la messa in sicurezza del cemento armato", ha precisato Gianni Del Pero.
E così è stato per l'Arena: le sostanze tossiche sono presenti anche nel terreno sul quale è stato costruito il palazzetto, ma prima della costruzione la società Risanamento S.p.a. ha provveduto alla bonifica istallando le barriere di cemento e mettendo in sicurezza quei lotti.
Ecco quindi che è doveroso fare una domanda: anche se stanno sotto terra, nelle aree non ancora bonificate vicino all'Arena, queste sostanze tossiche – in questo via vai di ruspe e persone – possono essere pericolose?
Gianni Del Pero risponde così: "Le sostanze sono nel terreno e nella falda acquifera in una concentrazione e in una condizione che non consentono e determinano rischi di esposizione ai fruitori dell'area. È anche vero che ci dovrebbero essere delle norme di comportamento tra i residenti per le quali è inopportuno che si vada a giocare con la terra, che si vada a spostare la terra dei lotti contaminanti. Sarebbe auspicabile che comunque nelle aree, dove l'analisi di rischio è stata effettuata ma la bonifica non completata, fossero emanate norme comportamentali per ridurre il rischio di esposizione di una condizione che è il limite".
Quindi, il terreno non ancora bonificato è pericoloso o a rischio? "Pericolo e rischio sono due cose diverse – aggiunge Del Pero -. È pericoloso perché ci sono sostanze anche cancerogene, come il cromo esavalente. Ma il rischio è in funzione a come noi ci esponiamo a queste sostanze: se venisse messo il capping attorno a queste sostanze, queste sono ancora pericolose ma il rischio è assente. Se non c'è una adeguata protezione tutto il rischio è in funzione a come ci esponiamo. Quindi per questo motivo è opportuno che nella zona dove la protezione al rischio non è completata si adottino norme comportamentali fino al completamento della messa in sicurezza".
Quindi buone partite di hockey, lì siete al sicuro. Così come nei lotti già bonificati attorno all'Arena. Sui 25 ettari mancanti, invece…evitate di giocare con la terra.
