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Femminicidio Pamela Genini

Profanata la tomba di Pamela Genini: l’ipotesi dei collezionisti di cadaveri che non va sottovalutata

Mentre gli inquirenti stanno conducendo le indagini sulla tomba di Pamela Genini profanata e sul furto della sua testa, non escludendo nessuna pista possibile, l’ipotesi più verosimile sembra essere quella di una rete di collezionisti di morte. Un mondo sommerso, che attraverso piattaforme online collega tombaroli e collezionisti.
A cura di Margherita Carlini
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Pamela Genini è stata uccisa a ottobre scorso. Uccisa dal suo ex compagno, che si è introdotto nella sua abitazione a Milano con una copia di chiavi, a sua insaputa. Nei giorni scorsi i familiari di Genini, volendo spostare la salma, si sono accorti che ignoti avevano profanato la sua tomba nel cimitero di Strozza (Bergamo). Qualcuno ha aperto la tomba, la bara, ha profanato il suo corpo, portando via la testa e ha poi rimesso tutto a posto, in modo che nessuno potesse accorgersene. Pamela, il cui corpo era stato dilaniato dalla violenza cieca, dalla rabbia dell’uomo che diceva di amarla e che è stato violato ancora, anche dopo la morte.

Ma cosa può esserci dietro a un gesto che sembra inspiegabile e che è certamente inaccettabile? Mentre gli inquirenti stanno conducendo le indagini, non escludendo nessuna pista possibile, l’ipotesi più verosimile sembra essere quella di una rete di collezionisti di morte.

Un mondo sommerso, che attraverso piattaforme online collega tombaroli e collezionisti. Ma non solo, anche necrofili. È in questi casi che la profanazione del cadavere o di parti di esso e il suo furto sono alla base di un atto di violenza sessuale, che viene compiuto post mortem. La scelta dei cadaveri inoltre non è casuale: vi sono criteri specifici e spesso ricorrenti. Spesso a essere scelte sono giovani donne, belle, bellissime come Pamela Genini.

Uno dei casi più noti fu quello di Anatoly Moskvin, conosciuto come il "collezionista di mummie", per essersi appropriato di 29 cadaveri di giovani donne e bambine, averle portate a casa sua, mummificate e vestite come bambole.

Il collezionismo di cadaveri o di parti di essi sottende funzionamenti patologici spesso molto complessi, come la necrofilia. Una parafilia, un disturbo sessuale, quindi, per il quale il soggetto è attratto sessualmente dai cadaveri. Nelle situazioni più gravi questo disturbo può comportare, appunto, il desiderio di appropriarsi di cadaveri o parti di essi per poterne disporre. Ma non solo: a volte alla base di comportamenti di questo tipo possono esserci condizioni psichiatriche che inficiano gravemente il senso di realtà, come per Moskvin, al quale venne diagnosticata una schizofrenia paranoide, o la cosiddetta "sindrome dell’uomo morto": chi ne soffre può essere convinto di essere morto e può decidere pertanto di circondarsi di cadaveri.

Un altro caso è quello avvenuto in un cimitero di Roma nel 2020 dove a essere profanata è la tomba di una ragazza morta a 26 anni in un incidente. La ragazza era Elena Aubry e, a essere rubata, è stata l’urna contenente le sue ceneri. Nel corso di questa indagine, gli inquirenti sono poi arrivati a un uomo: Marco Conocchia. Nella perquisizione effettuata nella sua abitazione è stata ritrovata l’urna della giovane e centinaia di foto, che provenivano da lapidi dello stesso cimitero in cui era sepolta Aubry.

La scelta delle foto non è stata casuale nemmeno in questo caso. I criteri erano specifici: donne e soprattutto donne bellissime. Conocchia avrebbe distinto le foto per "categorie": ragazze giovani e giovanissime, donne più adulte, ma anche bambine. Sempre nella sua abitazione gli inquirenti hanno trovato anche un quaderno, una sorta di diario, dove l’uomo ha annotato i nomi delle donne alle quali appartenevano le foto sottratte, i loro dati, soprattutto l’età e la data in cui ha preso le foto. Ma c’è dell’altro. Dall'analisi dei suoi canali social, è emerso che Conocchia ha fatto riferimento a un commercio di bare, di cadaveri e del loro valore.

Sono stati sequestrati i suoi dispositivi, diverse schede telefoniche, passati al vaglio tutti i suoi contatti. È possibile che Conocchia facesse parte di una rete molto più ampia, all’interno della quale i corpi delle donne vengono mercificati anche dopo la loro morte? È sempre lui, in un suo post, a far riferimento a un'altra ragazza Chaterine Skerl, detta Katty. O meglio al suo corpo.

Skerl è stata uccisa a Roma nel 1984. Un tardo pomeriggio, dopo essersi allontanata da casa di amici dove era in corso una festa, per recarsi a casa di un’amica dove avrebbe dovuto trascorrere la notte, è scomparsa. Con sé aveva uno zaino molto voluminoso perché l’indomani aveva in programma una gita in montagna e in quello zaino aveva messo tutti gli abiti che le sarebbero serviti. Il suo cadavere è stato trovato il giorno dopo, non lontano dalla villa dove si era tenuta la festa. A ventotto anni dal suo omicidio la famiglia è venuta a conoscenza, quasi per caso, che la sua tomba era stata trafugata e la sua bara portata via. Conocchia, in uno dei suoi post, ha fatto riferimento proprio al valore che questa bara potrebbe aver nel commercio di corpo. È quindi plausibile chiedersi: Ne sa qualcosa? È stato lui a rubare anche il corpo di Katty?

Quel che è certo è che questo mondo sommerso ci parla ancora una volta di violenza contro le donne anche dopo la loro morte. Di corpi violati, abusati, identità e memorie oltraggiate in nome di un potere che viene rivendicato e comperato anche post mortem.

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Sono Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Criminologa Forense. Esperta di Psicologia Giuridica, Investigativa e Criminale. Esperta in violenza di genere, valutazione del rischio di recidiva e di escalation dei comportamenti maltrattanti e persecutori e di strutturazione di piani di protezione. Formatrice a livello nazionale.
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