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Processo Pifferi, la requisitoria del pm: “Finisce il mio cammino accanto a Diana. La affido a voi, abbiatene cura”

Il pm Francesco De Tommasi ha chiesto la condanna all’ergastolo per Alessia Pifferi, la 38enne accusata della morte di sua figlia Diana di 18 mesi. Il magistrato ha terminato la sua lunga requisitoria “affidando” la piccola alla Corte d’Assise che dovrà emettere la sentenza.
A cura di Enrico Spaccini
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Il pm Francesco De Tommasi e Alessia Pifferi (foto da LaPresse)
Il pm Francesco De Tommasi e Alessia Pifferi (foto da LaPresse)
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Durante l'udienza di ieri, venerdì 12 aprile, il pm Francesco De Tommasi ha chiesto alla Corte d'Assise di Milano presieduta da Ilio Mannucci Pacini di condannare all'ergastolo Alessia Pifferi. La 38enne è accusata di omicidio volontario pluriaggravato, ovvero di aver lasciato morire di stenti sua figlia Diana di 18 mesi abbandonandola per 6 giorni in casa. Nella sua requisitoria, il pubblico ministero ha ripercorso i fatti accaduti tra il 14 e il 20 luglio 2022, le vicissitudini che hanno accompagnato le indagini e che hanno portato all'apertura di un'inchiesta parallela, e le colpe di cui Pifferi sarebbe responsabile: "Oggi finisce il mio cammino accanto a Diana", ha concluso il suo discorso De Tommasi, "la affido a voi, abbiatene cura".

Le dichiarazioni spontanee di Alessia Pifferi

"Non sono un'assassina né un mostro, sono una mamma che ha perso sua figlia e non ho mai pensato che potesse accadere una cosa del genere alla mia bambina". Sono alcune delle frasi pronunciate da Alessia Pifferi come dichiarazioni spontanee all'inizio dell'udienza del 12 aprile. La 38enne ha parlato della sua infanzia difficile e tormentata, ribadendo che la morte di Diana non è stato un evento voluto.

Al termine del suo discorso, la sua legale Alessia Pontenani ha chiesto l'integrazione della perizia psichiatrica presentata dalla difesa in aula, ma la Corte ha deciso di respingere la domanda e passare alla requisitoria della pubblica accusa.

La requisitoria del pm De Tommasi

La parola è, dunque, passata al pm Francesco De Tommasi che ha iniziato la sua lunga requisitoria dicendo che il processo che vede imputata Pifferi "non presenta particolari complessità nella ricostruzione". Il 14 luglio 2022 la 38enne ha lasciato sola in casa Diana senza cibo né acqua, con il solo biberon accanto, per andare dal suo compagno a Leffe (in provincia di Bergamo). Secondo l'accusa, Pifferi aveva tutte le intenzioni di abbandonare la figlia e ne sarebbe prova il trolley trovato in casa durante il sopralluogo della polizia.

A quell'uomo, la 38enne racconta di aver lasciato Diana alla sorella, mentre alla famiglia dice di averla portata con sé a Leffe. Questo dover "giustificare l'assenza di Diana", secondo il magistrato sarebbe la prova che voleva "semplicemente vivere dei giorni in santa pace, senza la bambina, così ha mentito". Anche perché, ha continuato De Tommasi, "se non avesse voluto provocare la morte della bambina lo avrebbe detto, avrebbe evitato che la piccola restasse da sola e avrebbe anche potuto contattare le forze dell'ordine e la sorella così sarebbero arrivati in poco tempo".

Così, però, non è stato e Diana è rimasta sola fino al 20 luglio. Per quei sei giorni in cui la bimba di appena 18 mesi ha trovato la morte, i vicini non avrebbero mai sentita piangere. "Tra le ipotesi più probabili che hanno formulato i medici c'è quella che la piccola sia stata drogata", sostiene De Tommasi, "con una sostanza a base di benzodiazepine".

L'accusa di omicidio volontario

La requisitoria del pm è proseguita affermando che "è innegabile la consapevolezza di aver lasciato la piccola a casa da sola, così come quella che la bambina sarebbe morta senza cure", poiché anche nel corso dei vari accertamenti psicologici a cui è stata sottoposta negli ultimi mesi Pifferi "si è sempre resa perfettamente conto che bisogna mangiare e bere per sopravvivere".

Anche per questo motivo, cioè per aver agito "accettando il rischio che l’evento morte si verifichi pur non volendolo direttamente come obiettivo", secondo De Tommasi la 38enne andrebbe condannata per omicidio e non per abbandono di minore di 14 anni. In particolare, viene confermata l'accusa convalidata già dal gip: omicidio volontario aggravato dal rapporto di filiazione, dei futili motivi. È stata chiesta anche la valutazione della premeditazione come ulteriore aggravante.

In sostanza, per la pubblica accusa Pifferi aveva come obiettivo "sbarazzarsi della figlia" in quanto non riusciva più a "sopportare il peso della responsabilità di una vita che non vuole". La 38enne, però, non avrebbe avuto "il coraggio di uccidere direttamente sua figlia", così "lascia che lo facciano gli eventi". Il pm De Tommasi ha, infine, concluso la sua requisitoria rivolgendosi direttamente alla Corte che dovrà decidere in merito alla condanna: "Oggi finisce il mio cammino accanto a Diana. La affido a voi, abbiatene cura".

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