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Il video di Alessia Pifferi in udienza: “Non sono un’assassina, ma una madre che ha perso la figlia”

Oggi venerdì 12 aprile in aula i giudici della Corte d’Assise hanno ascoltato Alessia Pifferi, la donna accusata di aver abbandonato per giorni la sua bambina di 18 mesi a casa da sola provocandone la morte di stenti.
A cura di Giorgia Venturini
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Oggi, venerdì 12 aprile, presso la Corte d'Assise di Milano si è celebrata una nuova udienza del processo ad Alessia Pifferi, accusata dell'omicidio della figlia di 18 mesi. L'avvocata della difesa, Alessia Pontenani, ha presentato alcuni documenti che attestano che la disabilità cognitiva dell'imputata era stata riconosciuta già da quando era bambina. Per questo ha chiesto l'integrazione della perizia superpartes dello psichiatra Elvezio Pirfo. Tuttavia la Corte d'Assise ha rigettato la richiesta.

Subito dopo ha invece voluto prendere parola direttamente Alessia Pifferi, che ha chiesto di poter fare una dichiarazione spontanea: "Mi sono permessa di avere gli appunti. Vorrei partire dalla mia infanzia, sono stata una bambina isolata. Ho subito un abuso sessuale. Questo signore viveva nel palazzo vicino. Sono stata tolta da scuola per accudire mia madre e non ho potuto continuare gli studi. Mio padre quando è andato in pensione voleva comprare una salumeria anche per mia sorella. Io vivevo con pochissimi soldi. Tutti gli uomini che ho avuto mi prendevano in giro. Quello che so è che non ho mai voluto uccidere mia figlia, non è nulla premeditato. Non so perché mia sorella mi ha sempre odiato".

"L'unica persona che mi ha aiutato è la mia avvocata. Mia sorella e mia mamma non sono mai venute a trovarmi. – ha continuato l'imputata – Diana per come è venuta al mondo anche all'improvviso perché, nonostante non sapevo di essere incinta, l'ho accettata e per me è stata il regalo più bello che la vita potesse regalarmi. Mi ricordo che stavo sempre sola o con persone anziane. Secondo me i miei familiari sapevano delle problematiche che io avevo, ma non è mai stato detto nulla".

Alssia Pifferi ha poi aggiunto: "Non è facile parlare qui oggi perché è una cosa dolorosa. Io sto già pagando il mio ergastolo per aver perso la mia bambina, comunque sia io quando sono stata tolta da scuola avrei voluto continuare gli studi ma mi è stato impedito. Voglio ribadire davanti a tutta Italia che io non ho mai pensato, mai premeditato, che potesse accadere una cosa così orribile a mia figlia. Non mi è mai balzato per la testa di ammazzare mia figlia, assolutamente signor giudice".

"In carcere purtroppo la situazione non è delle migliori perché sono stata anche picchiata dalle detenute dentro San Vittore e messa in isolamento protettivo. Quando devo uscire dalla cella per chiamare per qualsiasi motivo prima devono chiudere le altre detenute e poi forse mi fanno uscire dalla cella, anche solo per andare dall'infermiera o dalla dottoressa. Mi capita di sentire la notte le detenute che urlano dalle finestre "mostro, assassina, devi morire". L'ultimo insulto è stato nel giorno di Pasqua: ‘Buona Pasqua assassina, non ti meriti l'uovo ma tante botte', ha concluso Alessia Pifferi dicendo "questo è quanto volevo dire".

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