Processo Hydra, il boss camorrista Gioacchino Amico si pente e diventa collaboratore di giustizia

Gioacchino Amico, presunto esponente di spicco del clan della camorra romana di Michele Senese, è un nuovo collaboratore di giustizia nell'ambito dell'inchiesta Hydra, che ha svelato un presunto sistema di alleanze tra mafie in Lombardia e che vede ora, a processo con rito ordinario, 45 imputati accusati di aver fatto parte di una presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie, camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra.
"Voglio cambiare vita, sono a conoscenza di diversi tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità. Lo posso fare soltanto cambiando vita", ha detto Amico ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
E ha proseguto: "Ho deciso di collaborare con l'Autorità giudiziaria a seguito di un ravvedimento avviato dopo alcuni mesi dall'inizio della mia carcerazione nell'ottobre 2023 presso il carcere di Pagliarelli di Palermo quando sono stato arrestato nell'ambito del procedimento Hydra. Ho deciso di cambiare vita per mia madre e per mia moglie, che io ho trascinato in questo processo. Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società. Voglio vivere una vita normale ed ho peraltro iniziato un percorso di fede. Voglio dire delle cose che non sono emerse nell'ambito dell'indagine Hydra e che riguardano ulteriori soggetti che non sono stati colpiti dalle indagini, dal processo e/o da provvedimenti cautelari".
Dopo il pentito Bernardo Pace, morto suicida due giorni fa nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, ora spunta anche il nome di Amico, come confermato dalla pm Alessandra Cerreti che l'ha definito "neo collaboratore di giustizia" durante la prima udienza del secondo processo Hydra, in corso oggi giovedì 19 marzo nell’aula bunker di San Vittore a Milano.
Secondo quanto si apprende, la pm ha depositato i verbali sia con le prime dichiarazioni di Amico e sia con quelle di Bernardo Pace, già condannato a 14 anni nel primo procedimento scaturito dall'inchiesta e morto un mese dopo l'inizio della collaborazione. Sulle modalità del suo decesso sono in corso indagini. Secondo quanto ricostruito finora, l'uomo si sarebbe impiccato nella cella in cui era recluso da solo, al piano terra del padiglione dell'istituto.
Gioacchino Amico, nato a Canicattì nel 1986, sarebbe il presunto boss del clan di Michele Senese e avrebbe anche rapporti stretti col figlio Vincenzo Senese. Il suo nome si aggiunge a quello di altri indagati diventati collaboratori di giustizia dopo gli arresti nella maxi indagine della Dda. Prima di lui avevano seguito la stessa strada Saverio Pintaudi, William Cerbo, Francesco Bellusci e infine Bernardo Pace.
La prossima udienza davanti ai giudici dell'ottava sezione del Tribunale di Milano è stata fissata al 30 aprile.
Che cos'è l'inchiesta Hydra
L'inchiesta Hydra indaga su un presunto sistema di alleanze tra mafie in Lombardia. Nell'ambito del processo, lo scorso gennaio 2026, dall'aula bunker del carcere di Opera, sono state condannate ben 62 persone.
In particolare sono stati condannati 23 imputati per associazione mafiosa con una pena massima di sedici anni e altri 39 sono stati condannati per altri reati per una pena complessiva a cinque secoli di carcere. A questi si aggiungono nove patteggiamenti, 45 rinvii a giudizio e 29 persone prosciolte tra rito abbreviato e udienza preliminari.
Il procedimento riguarda il cosiddetto "sistema mafioso lombardo", ovvero una presunta "alleanza" tra affiliati di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra in Lombardia per fare "affari". In tutto sono coinvolte 146 persone.