Suicidio Davide Paitoni, uccise figlio di 7 anni
4 Gennaio 2022
9:28

Perché Davide Paitoni ha potuto passare il Capodanno col figlio che ha poi ucciso

Perché il piccolo Daniele si trovava dal padre a Capodanno dal momento che l’uomo era ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio? In molti si chiedono se la morte del bimbo di 7 anni, ucciso dal padre, poteva essere evitata.
A cura di Giorgia Venturini
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Suicidio Davide Paitoni, uccise figlio di 7 anni

Dopo l'omicidio del piccolo Daniele Paitoni ci si chiede se la tragedia poteva essere evitata. Nonostante i precedenti violenti del padre, ora in carcere con l'accusa di omicidio, perché il piccolo ha trascorso insieme a lui il Capodanno? Davide Paitoni al momento del delitto si trovava agli arresti domiciliari perché accusato di aver ferito con un coltellino un suo ex collega nell'azienda di Azzate, in provincia di Varese, lo scorso novembre: da allora erano scattate le indagini e su di lui era scattata una misura cautelare ai domiciliari. E ancora: ci sono le due denunce presentate dalla moglie di Paitoni – i due erano di fatto separati – per violenze. Perché quindi il bambino si trovava con il padre?

A cercare di chiarirlo a Fanpage.it sono fonti giudiziarie: quando si discute sull'affidamento del figlio, in una causa di separazione, i giudici tengono a mente che ci si separa dal coniuge e mai dai figli. Questo a meno che non ci siano elementi che mettano a rischio il rapporto con il figlio, come nel caso in cui un genitore è inaffidabile o pericoloso. Una circostanza che però nel caso di Paitoni non sembra essere stata sottolineata da nessun giudice, nemmeno da chi firmò l'ordinanza di custodia cautelare. Solitamente quando si tratta di affidamento condiviso il bambino sta comunque a casa di un genitore, solitamente la madre. L'affidamento è esclusivo quando uno dei due genitori è ritenuto meno affidabile, oppure poco attento al figlio. Anche in questi casi sono previsti però dei momenti con il minore, che si possono verificare in uno spazio neutro o zona protetta quando il genitore è ritenuto violento.

Discorso a parte è quando uno dei due genitori è detenuto agli arresti domiciliari, in questo caso non sono previste norme specifiche. Per questo i giudici si esprimono caso per caso: se il genitore è pericoloso e può creare problemi al figlio è chiaro che non lo deve vedere. Se c'è già una separazione aperta e se c'è timore – come spiegano le autorità giudiziarie – che uno dei due genitori possa essere pericoloso allora lo si fa presente al giudice che emette il provvedimento con cui vieta le visite. Cosa che non è avvenuta nel caso specifico. Importante è specificare che il genitore può decidere di accordare le visite, così come negarle. "Tante volte ci sono denunce di mancanza ottemperanza del provvedimento del giudice: è chiaro che se un genitore teme che il figlio possa essere in pericolo non si ferma davanti alla preoccupazione della denuncia". La decisione può avvenire per ragion veduta, come nel caso di coppie miste in cui si teme che il piccolo venga portato all'estero. Allora perché il piccolo la sera di Capodanno si trovava con il padre, già giudicato violento?

Dalle prime informazioni la decisione sembra essere stata presa di comune accordo tra i legali delle due parti. Ma quando la legge attuale può tutelare il minore? Tragedie come quelle di Morazzone fortunatamente sono rare. Spesso si fa però un errore: quello di ritenere il genitore violento solo con le altre persone ma sempre affettuoso quando si tratta del proprio bambino. Ecco quindi che poi si verificano tragedie come queste: per questo la valutazione deve essere sempre sulla personalità.

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